L’Avana avrebbe accumulato dal 2023 oltre 300 droni da combattimento forniti da Russia e Iran, nascondendoli in diverse aree strategiche dell’isola. Lo riferisce Axios citando informazioni dell’intelligence statunitense e anonimi funzionari americani. Secondo le fonti, il regime cubano starebbe valutando possibili impieghi dei velivoli senza pilota contro obiettivi sensibili come la base navale Usa di Guantánamo, navi della Marina militare statunitense e perfino Key West, in Florida.
Un funzionario Usa ha parlato anche della presenza di consiglieri militari iraniani nella capitale cubana e di nuovi contatti tra il governo di Miguel Díaz-Canel e Mosca per ottenere ulteriori equipaggiamenti militari. Secondo l’agenzia, alcuni militari cubani inviati a combattere al fianco della Russia in Ucraina avrebbero riferito all’Avana sull’efficacia della guerra con droni. Gli Stati Uniti considerano la presenza di queste tecnologie a poche decine di chilometri dalle proprie coste “una minaccia crescente“.
L’Avana smentisce seccamente: “Lo sforzo anticubano allo scopo di giustificare senza alcuna scusa un’aggressione militare si intensifica di ora in ora, con accuse sempre più inverosimili”, ha commentato il viceministro degli Esteri, Carlos Fernández de Cossío. Il capo della diplomazia Bruno Rodríguez ha accusato Washington di voler isolare la nazione: “Senza alcuna scusa legittima, il governo degli Stati Uniti costruisce, giorno dopo giorno, un fascicolo fraudolento per giustificare la spietata guerra economica contro il popolo cubano e l’eventuale aggressione militare”. “Gli Stati Uniti sono il paese aggressore. Cuba, il paese attaccato, protetto dal principio di legittima difesa”, ha aggiunto.










