I miei primi 80 anni: per Jbl sono un momento per mettere un punto e rimettere in fila un'identità lunga ormai quasi un secolo. Anche perché dietro quel nome che oggi campeggia su speaker portatili, cuffie e casse da party c’è ancora (forse non molti lo sanno) la firma del fondatore: James Bullough Lansing, ingegnere americano che nel 1946 diede vita a quello che sarebbe diventato uno dei marchi più riconoscibili dell’audio consumer e professionale. Jbl continua infatti a vivere in due mondi paralleli, quello dell’audio pop da grande distribuzione e quello professionale di cinema, concerti e studi di registrazione.Per crescere ancora l'azienda guarda a una direzione chiara: karaoke domestico, microfoni AI-powered, cuffiette con schermo touch sulla custodia, speaker sempre più integrati in un ecosistema comune grazie alla tecnologia Auracast (che proviamo a spiegare un po' meglio). L’idea è trasformare l’audio in qualcosa di più interattivo e condiviso. Forse la vera novità non è un unico dispositivo, bensì il tentativo di trasformare quello che gli anglosassoni chiamano «sing-along» (il cantare in compagnia) in una categoria vera e propria, più semplice da usare e meno improvvisata di quanto sia stato finora. Da qui partono i nuovi microfoni EasySing, che sono il prodotto con l’idea più chiara e originale di tutto il pacchetto annunciato da Jbl.
Cos'è Auracast e perché Jbl scommette sui microfoni per cantare in compagnia
Le novità del marchio, che compie 80 anni. Basta avvicinare due speaker bluetooth per creare una rete di altoparlanti, grazie alla tecnologia Auracast che prende sempre più piede. L'altro trend è legato al karaoke e al cantare in compagnia










