«La mia battaglia per la giustizia deve continuare». Così l’ex sindaco di Ostuni, Guglielmo Cavallo, commenta la sentenza con cui la Corte d’Appello di Lecce ha statuito la sua incandidabilità. Cavallo - che valuterà se impugnare il provvedimento - parla di uno scioglimento «basato su sospetti mai dimostrati» e definisce «ingiusta» una misura che continua a produrre effetti a distanza di anni. Il riferimento è allo scioglimento del Comune di Ostuni del dicembre 2021, disposto per infiltrazioni mafiose dopo l’istruttoria del ministero dell’Interno. Da quel provvedimento derivarono i procedimenti di incandidabilità per tre amministratori, tra cui Cavallo. Una prima sentenza del 2023 lo aveva riabilitato, ma la Cassazione è intervenuta fissando nuovi criteri interpretativi, ai quali la Corte d’Appello si è ora uniformata, ribaltando il precedente verdetto. La decisione arriva in una fase politicamente sensibile. Il 27 aprile scorso il sindaco Angelo Pomes è stato sfiduciato da 13 consiglieri, tra i quali figurava anche Cavallo.

La coincidenza tra la nuova pronuncia e la crisi amministrativa ha alimentato interrogativi sui possibili riflessi della sentenza sulla mozione di sfiducia. Tuttavia, non risultano iniziative formali né prese di posizione da parte di Pomes. Sul piano giuridico, l’eventuale utilizzo della sentenza per contestare la validità dell’atto notarile di dimissione dei consiglieri richiederebbe un percorso complesso: l’incandidabilità non incide automaticamente sugli atti già compiuti da un consigliere in carica, e qualsiasi valutazione implicherebbe un approfondimento davanti al giudice amministrativo.