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Al Palasport di Lamezia Terme il primo congresso regionale di Forza Italia in Calabria. Una mozione unitaria ha riconfermato all'unanimità il deputato e candidato sindaco a Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, alla guida degli azzurri nella regione.Presenti, tra gli altri, il segretario nazionale di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani; la capogruppo di Forza Italia al Senato, Stefania Craxi; il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo; il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale, Roberto Occhiuto; il segretario regionale di Forza Italia Calabria, Francesco Cannizzaro; l’eurodeputata Giusy Princi; il senatore Mario Occhiuto e i deputati calabresi Giovanni Arruzzolo, Andrea Gentile e Giuseppe Mangialavori.Tajani: "Siamo liberali, da Occhiuto un giusto stimolo"

Antonio Tajani, intervenendo al congresso regionale di Forza Italia in Calabria a Lamezia Terme, ha ribadito con forza l’identità liberale del partito, richiamando l’eredità politica di Silvio Berlusconi: “Forza Italia è un partito cristiano, liberale, riformista, garantista, europeista e atlantista”. Il vicepremier ha risposto così alle dichiarazioni del vicesegretario Roberto Occhiuto, che aveva auspicato un partito ancora più liberale, definendo il confronto interno “uno stimolo giusto”. Tajani ha rivendicato diverse battaglie considerate centrali per la cultura liberale di FI: dalle liberalizzazioni e privatizzazioni, come quella del Monte dei Paschi di Siena, fino alla valorizzazione delle casse professionali come strumenti di investimento. Sul fronte dei diritti, ha parlato di libertà legata al lavoro, alla casa, alla possibilità per i giovani di restare nei territori d’origine e alla parità salariale per le donne. Ha inoltre sottolineato il diritto alla salute, il rispetto delle persone indipendentemente da religione, razza o orientamento sessuale e la necessità di garantire ai detenuti condizioni dignitose. Il leader azzurro ha poi insistito sul tema della democrazia interna, spiegando di avere rinunciato al potere di nominare i segretari regionali per consentire agli iscritti di eleggere direttamente i propri dirigenti.