Redazione
15 maggio 2026 11:35
Dopo i sacrifici degli scorsi anni, la situazione delle piscine modenesi torna a essere preoccupante, con gli scenari internazionali che stanno facendo impennare sempre più il costo dell’energia. Roberto Veroni, presidente di APER, l’Associazione Piscine Emilia-Romagna che conta la gestione di oltre il 60% delle piscine coperte regionali, non usa giri di parole per chiamare in causa gli enti pubblici nella gestione e soluzione di un rincaro dei costi che rischia di mettere in ginocchio, di nuovo, impianti che col Covid e la crisi Ucraina hanno vissuto gli ultimi sei anni in apnea."L’ulteriore balzo di un altro 50% dei costi delle utenze non è più sostenibile senza una ridefinizione delle convenzioni in essere – racconta Veroni, in maniera molto dura – I ripetuti eventi sociopolitici, causa della crisi energetica, non possono essere ricondotti nel fisiologico rischio d’impresa definito dal codice degli appalti. A seguito dei mancati interventi, i gestori sono stati costretti a farne fronte in maniera autonoma aumentando l’indebitamento e portando le società, già in sofferenza dopo le chiusure covid, in una situazione molto difficile dal punto di vista finanziario".Iscriviti al canale Whatsapp di ModenaToday"Senza interventi governativi efficaci per ridurre il costo dell’energia, per fare rientrare le piscine tra i soggetti energivori in maniera strutturale o provvedimenti a sostegno ad hoc per calmierare le tariffe energetiche attuali, le gestioni saranno costrette a tenere chiusi gli impianti già dal mese di novembre. I gestori sono pronti a riconsegnare le chiavi degli impianti, facendo valere l’art 1467 del Codice Civile che disciplina la facoltà di un operatore economico di richiedere la risoluzione contrattuale a fronte di onerosità eccessiva non riconducibile all’ordinario rischio d’impresa. La richiesta di Veroni è quella di un incontro urgente con Regione Emilia Romagna e Anci Regionale, mentre l’Associazione Piscine Emilia Romagna sta valutando concrete azioni di protesta per dare visibilità alla crisi del settore".A livello locale modenese, Paolo Belluzzi, presidente di Dogali ssd srl, contestaulizza il tema sull’impianto natatorio più grande e più costoso della provincia. Toni per ora meno gravi rispetto a quelli di Veroni, ma che rimangono di preoccupazione: "Condivido l’urgenza, espressa da Veroni, di un intervento politico che sia finalmente concreto e soprattutto strutturale su questo comparto: è oggettivo che le piscine siano presidi estremamente energivori, ma sono altrettanto chiari valore e significato sociale dei nostri impianti. Nel caso di Modena il Comune sta già facendo sforzi per mantenere in equilibrio l’attuale modello di gestione delle piscine Dogali, ma occorre un intervento davvero strutturale e decisivo che consenta alle gestioni di operare e programmare nel medio-lungo periodo, senza dover sempre ricorrere a misure straordinarie che non sono sostenibili a oltranza. Ci sono impianti e impianti, è vero: piscine enormi come le Dogali, che hanno un grande valore sociale per decine di migliaia di cittadini, persone anziane o con disabilità, e impianti più piccoli che soffrono meno, forse. Il tema però è generale e come tale va affrontato".Roberto Bergianti, presidente del cda di Wesport ssd srl che come società di Uisp gestisce le piscine di San Felice, Bomporto, Corassori, si concentra sugli utenti finali: "Come Wesport abbiamo già avviato da tempo un percorso con consulenti energetici che hanno disegnato una traiettoria di costi in aumento, cercando poi di redigere budget previsionali che non facciano ricadere sugli utenti finali i costi in più che sicuramente ci saranno. Qualsiasi aumento che vada oltre il 15-20% però ci pone in una posizione molto diversa. La sfida è quella di mantenere i prezzi attuali: è chiaro che un confronto con gli enti locali che porti a misure concrete va messo in piedi in tempi brevi. L’autunno non è così lontano".






