Le recenti dichiarazioni sul futuro di Tropea, immaginata come destinazione sempre più orientata a un pubblico alto-spendente, fino alla provocazione sui prezzi di caffè e ombrellone, hanno riacceso il dibattito, in particolare sui social, su quale turismo debba cercare una località già fortemente attrattiva e sottoposta a pressioni crescenti. Lo abbiamo chiesto all’esperto di marketing territoriale e valorizzazione del patrimonio culturale Nicola Durante che si occupa da anni di comunicazione per imprese, enti e destinazioni turistiche. Durante una lettura più ampia, fuori dalla polemica elettorale: il punto non è stabilire se Tropea debba essere più cara, ma capire se il prezzo possa davvero diventare lo strumento principale per selezionare la qualità della domanda turistica.
Negli ultimi giorni si è tornati a discutere di Tropea dopo alcune dichiarazioni sull’idea di una località orientata a un pubblico alto-spendente, fino a immaginare caffè al tavolino a 50 euro e ombrelloni a 200 euro al giorno. Che lettura dà di questa provocazione?
“Ogni tanto il dibattito turistico calabrese viene attraversato da frasi destinate a funzionare più sui social che nei piani di sviluppo. In un contesto elettorale, poi, dichiarazioni di questo tipo hanno inevitabilmente una forte capacità di circolazione. Proprio per questo, più che soffermarsi sulla provocazione o su chi l’ha pronunciata, credo sia più utile interrogarsi sul modello di turismo che quella frase sottintende. Il punto non è il caffè a 50 euro in sé, ma l’idea che la qualità turistica possa essere selezionata principalmente attraverso il prezzo.







