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Con 186 sì, 105 no e tre astensioni, il Dl commissari e concessioni ha superato anche lo scoglio di Montecitorio, dopo quello di Palazzo Madama. Quello che tutti hanno denominato il “decreto Ponte” viene, dunque, convertito in legge. Ancora una volta il Governo ha deciso di ricorrere al voto di fiducia (respinti tutti gli emendamenti presentati) e, come hanno ricordato i deputati delle opposizioni, è la centodecima volta che ciò accade, in questa legislatura. «Palazzo Chigi, di fatto, ha “commissariato” il Parlamento – afferma la deputata di Avs Luana Zanella –, avocando a sé il potere legislativo e instaurando un presidenzialismo di fatto. L’eccezionalità è diventata prassi».
Il relatore della maggioranza, Massimo Milani (Fratelli d’Italia), ha evidenziato come questo decreto sia volto ad accelerare le procedure di tante infrastrutture in tutto il Paese, alcune delle quali ritenute strategiche. L’articolo 1 ha l’obiettivo di riavviare le procedure messe in “stand by” dal diniego opposto dalla Corte dei conti alla registrazione della delibera Cipess dell’agosto 2025. Dallo scorso autunno l’iter del progetto definitivo riguardante il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria è come se fosse stato messo in un “freezer”, anche se la società “Stretto” ha dichiarato che il lavoro non si è mai fermato, che nel frattempo ci si sta adeguando ai rilievi dei giudici contabili, che sono stati chiesti nuovi pareri all’Autorità di regolazione dei trasporti e al Consiglio superiore dei lavori pubblici e che si è mantenuta costante l’interlocuzione con la Commissione europea. L’articolo 1 del Dl commissari mette ordine nella selva di passaggi tecnico-burocratici ai quali il Mit e la “Stretto” sono chiamati ad adempiere, per arrivare, infine, alla nuova delibera Cipess che, a sua volta, dovrà superare l’esame della magistratura contabile.








