Dalla guerra alla Tav alla violenza nelle piazze di Torino: le tattiche e l'arsenale bellico di chi vuole zittire "il Giornale" e mettere a ferro e fuoco le città italiane
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Altro che spontaneismo. Askatasuna ha costruito negli anni una struttura d'assalto, un reparto mobile, capace di colpire tanto in Val di Susa quanto a Torino. Il centro sociale torinese ha diffidato Il Giornale ma il diritto di cronaca e la rilevanza del fenomeno ci impongono di continuare con l'inchiesta. Nelle carte della Procura che riguardano gli antagonisti, sono presenti le mappe degli assalti contro il Tav. Gruppi coordinati che si separano per aggirare, studi dei cancelli sensibili, vedette, uso di sentieri e vie di fuga, monitoraggio delle postazioni delle forze di polizia e dell'esercito: Askatasuna, per ogni attacco, usa tecniche para-militari. Le basi logistiche, per la Val Susa, sono il presidio nei Mulini e quelli di San Didero, davanti al cantiere. In città, invece, dopo lo sgombero della casa madre, restano il Csa Murazzi, lungo il Po, e lo Spazio popolare Neruda. La manifestazione del 31 gennaio scorso, quella in cui sono stati picchiati dei poliziotti, è solo l'ultima tappa di un percorso decennale. Le carte citano "l'operazione ponte" dopo lo sgombero della Maddalena del 2011, gli attacchi partiti dai Mulini, gli scontri del 2017 al G7 di Venaria, gli assalti notturni del 2021 fino alle incursioni del 2022. Una logica operativa che si reitera dalla montagna alle piazze torinesi da almeno dieci anni. Alcuni di "Aska", nelle intercettazioni della Procura, ammettono di voler diventare un partito come Hezbollah o sul modello dell'Eta.L'arsenale non è ancora quello di un'ala militare ma l'elenco del materiale posseduto fa comunque impressione: bombe carta potenziate, telefoni dedicati per le azioni, fuochi e razzi pirotecnici, materiale incendiario, strumenti per tagliare le recinzioni, fionde giganti, pietre e sampietrini, scale con arpioni, caschi e materiale per travisamenti come passamontagna, logistica da assalto ai cantieri, spray, bastoni e coltelli. Tutto è finalizzato alla guerriglia da movimento ma anche al corpo a corpo, alle barricate e agli attacchi mobili con il lancio di oggetti. Prendiamo soltanto i fatti del 21 luglio del 2021. In corso c'è il Festival Alta Felicità, l'appuntamento "che scalda le estate resistenti". Lo scenario è la Valle. I partecipanti del corteo arrivano sino alla "cappella votiva", la cosiddetta Madonnina, dopo aver percorso il sentiero Gallo Romano. I militanti si dividono in tre gruppi. Roberta Bonetto - dicono le carte - dà indicazioni "attraverso il sistema di amplificazione del furgone". Il primo gruppo va verso il cancello Giaglione. Il secondo gruppo passa dall'alto, dai sentieri montani. Il fine della seconda compagine è aggirare le forze dell'ordine. Il terzo gruppo staziona alla Madonnina: serve per il ricambio della prima linea, quella della cancellata. Alle 17.10, parte l'assalto. Il primo raggruppamento, circa 300 persone, inizia a battere pietre sulle griglie metalliche del Giaglione. Cinquanta persone si staccano e danno inizio alla guerriglia contro le forze dell'ordine. E allora bombe carta, petardi, fuochi d'artificio sparati anche attraverso tubi di lancio artigianale.






