Sei un appassionato di thriller e vuoi scoprire l’identità dell’assassino prima di tutti gli altri? La risposta potrebbe essere letteralmente nelle sue mani. Nel cinema moderno, per distinguere un eroe da un legame criminale, non servono indizi complessi: basta guardare la marca del suo smartphone. Questo curioso retroscena è diventato virale nel 2020, quando il regista Rian Johnson ha rivelato un vincolo commerciale che influenza le riprese, le scelte di scena e persino gli spoiler involontari per gli spettatori.

Come riportato dalla pagina Instagram Storie di Brand: “Apple permette di utilizzare i propri dispositivi a patto che non vengano utilizzati da persone negative nel film.” Sebbene il colosso di Cupertino non abbia mai rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito, la conferma si trova scritta nero su bianco nelle policy aziendali. Storie di Brand ha infatti analizzato i documenti d’uso del brand e ha scovato una linea guida decisamente singolare: “Il prodotto Apple deve essere mostrato solo nella luce migliore, in un modo o un contesto che rifletta favorevolmente sui prodotti Apple e sulla Apple Inc.”

Tra inserimento del prodotto e libertà di regia

Questa regola, nota sul web come “No Villain Clause”, impone che se un personaggio cattivo uccide qualcuno mentre parla al telefono con un iPhone, “Apple potrebbe farti causa”. Di conseguenza, i registi che vogliono proteggersi da vie legali o che desiderano ricevere materiale gratuito da Apple per la produzione sono costretti a rispettare questo standard. Il risultato? I “buoni” della storia useranno un iPhone lucente, mentre i “cattivi” saranno relegati a smartphone Android o modelli più datati.