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Paolo Mereghetti
Ieri i due film «Gentle Monster» (Mostro gentile) di Marie Kreutzer; e «Soudain» (All'improvviso) di Ryusuke Hamaguchi
Si sentono gli echi del caso Florian Teichmeister nel film Gentle Monster (Mostro gentile) di Marie Kreutzer. L’attore austriaco, molto popolare a teatro, era stato accusato nel 2023 di possedere materiale pedo-pornografico, la stessa ragione per cui la polizia, guidata dall’ispettrice Elsa Kühn (Jella Haase) si presenta a casa del videomaker Philip Weiss (Laurence Rupp), lasciando senza parole la moglie Lucy (Léa Seydoux). All’inizio lei, applaudita pianista, non sa nemmeno le ragioni di quella perquisizione, ma quando le scopre il mondo sembra crollarle addosso, perché la coppia ha un figlio di sei o sette anni che decide di portare subito dalla madre (Catherine Deneuve). I problemi, però, non sono solo i suoi: anche l’ispettrice ha le sue gatte da pelare perché il padre, affetto da Alzheimer, non sa tenere le mani a posto e causa la fuga delle badanti che lei fatica a trovare.In questo modo il film, scritto dalla stessa regista, non resta impigliato nelle maglie di un’inchiesta che l’avrebbe trasformato in un poliziesco e quel poco dell’indagine investigativa che ci viene mostrato sembra funzionale a denunciare un male piuttosto diffuso, quello di un’estesa compromissione con la pornografia sui minori. Alla regista, invece, interessa mostrare soprattutto il peso che questi maschi hanno sulle vite delle donne: Lucy alterna la rabbia alla paura, disposta a credere alle giustificazioni che il marito accampa, Elsa sembra invece rassegnata di fronte a un genitore che non sa come gestire e che sembra non rendersi conto dei suoi comportamenti. Ed entrambe pagano con la propria solitudine (la madre di Lucy non è certo quel che si dice una campionessa di comprensione) la difficoltà di una situazione senza facili soluzioni. Finendo per non andare molto più in là di una generica denuncia: da una parte i maschi tossici, dall’altra il destino sacrificale delle donne.









