Commissario della Lega-Liga Veneta. Consigliere regionale e presidente della Prima commissione. In qualsiasi ruolo lo si interroghi, Andrea Tomaello ha voce in capitolo. Come commissario dovrà affrontare la spaccatura (non eventuale, ma certa) del suo gruppo quando a Palazzo Ferro Fini si voterà (se si voterà) la legge sul fine vita. Come consigliere dovrà premere il bottone e dunque dire se è favorevole o contrario a regolamentare in Veneto il suicidio medicalmente assistito (ma potrebbe anche astenersi o uscire dall’aula).

Andrea Tomaello, lei che posizione ha? «Non sono un estremista, non ho posizioni ideologiche da ultras, cerco sempre di essere equilibrato. Lo dico perché spero lo sia anche il dibattito che si svolgerà in consiglio regionale se e quando arriverà la proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito. Si tratta di temi etici che toccano la sfera personale e secondo me ci vuole il massimo rispetto. E come abbiamo visto nella precedente legislatura, sono temi che non hanno colori politici».Il presidente del consiglio regionale Luca Zaia favorevole all’approvazione della legge regionale, il governatore Alberto Stefani che rinvia a una norma nazionale. Tutti e due leghisti. «Quello che dice Alberto Stefani è assolutamente condivisibile. Noi siamo stati eletti consiglieri regionali per dedicarci a quello che la Regione può fare in base alle competenze che ha. E infatti la legge approvata dalla Regione della Toscana è stata in parte smontata dalla Consulta. Dire che questo tema rientra nelle competenze statali non significa buttare avanti la palla, è voler essere corretti».Approvare la legge di iniziativa popolare sul fine vita sarebbe scorretto? «Pensiamo ai malati e ai loro familiari. Approvi la legge e un minuto dopo la Corte costituzionale te la smonta come ha fatto in Toscana? Insomma, non è la migliore delle cose. Ecco perché condivido molto quello che ha detto Stefani. Si consideri poi che tra un paio di settimane inizierà l’iter del disegno di legge statale al Senato. Quindi, non vedo tutta questa fretta».Lo statuto della Regione Veneto dice che i progetti di legge di iniziativa popolare trascorsi sei mesi dalla presentazione sono iscritti all’ordine del giorno e discussi dal Consiglio. Quindi dal 15 luglio in avanti se ne dovrebbe discutere in aula. Se sarà così, la Lega che indicazioni darà? «Come già successo nel 2024, se il provvedimento arriverà in aula la Lega lascerà libertà di voto. Però chiedo: per quanto tempo la Commissione Sanità resterà impegnata su questo tema? E allora domando: è questa la priorità del Veneto? Secondo me, da commissario regionale della Lega, la priorità è un’altra: la riforma delle Ipab. Per carità, discutere di fine vita va sempre bene anche se non è una nostra competenza, ma la priorità è fare la riforma Ipab».Resta il fatto che i due big del suo partito, Stefani e Zaia, hanno posizioni diverse. «Non ci vedo nulla di strano, sui temi etici è normale che ci siano posizioni diverse. Non direi la stessa cosa se parlassimo di autonomia differenziata».Lei concorda con Stefani. «Sì. E dico di più: non posso che essere dubbioso quando si parla di “tempi certi” per la morte. Non vorrei dire che mi fa rabbrividire, ma preoccupare sì».Quindi lei voterebbe contro? «L’ho detto: non sono un ultras. Se il testo restasse quello che ho letto, avrei grossi dubbi ad approvarlo. Se ci fossero modifiche e il provvedimento mirasse a tutelare la vita e solo in estrema ratio a prevederne l'interruzione, si potrebbe aprire un dialogo».Però la Consulta è intervenuta perché il Parlamento non ha fatto il suo lavoro. E oggi il suicidio assistito, in base a quella sentenza, è possibilissimo, solo che - ad esempio - a Venezia la risposta può essere immediata e a Belluno tardare. Non la preoccupa una diversità di trattamento all’interno anche della stessa regione? «Non lo so, dipende dai casi, immagino siano situazioni completamente diverse».Il Veneto potrebbe fare come l’Emilia Romagna con un regolamento della giunta? Zaia non lo fece, Stefani magari sì? «Non ho seguito cosa ha fatto l’Emilia Romagna».Se l’iter parlamentare procedesse, il Veneto dovrebbe comunque votare la legge regionale o no? «Non avrebbe senso, sarebbe meglio come Regione sollecitare il Parlamento a legiferare velocemente».Fine vita, a luglio si vota la legge. Zaia: «Un testo chiaro»