La finanziaria che detiene la quasi totalità degli asset russi congelati nel Vecchio continente ha deciso di accettare bond sovrani cinesi a garanzia delle transazioni effettuate con l’Oriente. Ma l’obiettivo è un altro e molto più ambizioso, aumentare la pressione dello yuan sul dollaro

A un primo sguardo potrebbe sembrare uno scherzo di pessimo gusto. Non lo è e forse questo rende tutto un po’ più surreale. Chi non ricorda la vicenda, piuttosto contorta, degli asset russi detenuti in Europa e congelati per far leva su Mosca e costringerla, se così si può dire, a negoziare la pace con l’Ucraina? Poco meno di 200 miliardi custoditi nei conti di Euroclear, la finanziaria belga che, in linea con il governo nazionale, si è opposta alla monetizzazione coatta dei beni per finanziare la ricostruzione ucraina. L’Europa sugli asset del Cremlino non ha mai trovato un accordo politico che ne consentisse la liquidazione, per paura della reazione scomposta ed emotiva degli investitori stranieri con conseguente fuga di capitali. Semmai gli asset sono serviti a garantire, quello sì, parte del maxi prestito da 90 miliardi approvato dal G7 italiano di Borgo Egnazia.

Ma ecco il colpo di scena. Euroclear è oggi la prima istituzione finanziaria europea ad aver accettato come garanzie titoli di Stato cinesi, al punto dall’aver avviato una collaborazione le autorità cinesi e di Hong Kong per partecipare al programma Bond Connect, che collega la Cina continentale con gli investitori esteri. L’amministratrice delegata di Euroclear, Valérie Urbain, ha spiegato che la mossa rappresenta un tentativo “di capire come possiamo contribuire all’internazionalizzazione del renminbi”. E qui viene il punto. In altre parole la finanziaria belga che custodisce gli asset russi ha deciso di fare da testa di ponte per la moneta cinese in Europa.