Cosa succede a una regione industriale quando le sue colonne portanti diventano insostenibili perché inquinanti? È la domanda che si è sentita risuonare tra i corridoi dell'Energy Tech Summit 2026 di Bilbao e la risposta dei Paesi Baschi, nella fattispecie della provincia di Biscaglia, è stata costruire una risposta collettiva invece di aspettare che arrivasse da fuori. E scommettere che per l'idrogeno questa sarà la volta buona.Infatti, tra le acciaierie e le raffinerie della Biscaglia sta cercando di prendere forma il laboratorio della transizione europea. Il Basque Hydrogen Corridor non è solo un piano di decarbonizzazione per l'industria pesante, ma un ecosistema dove i grandi player del mercato incontrano startup verticali, come H2Site, che produce idrogeno direttamente in fabbrica dove viene consumato, eliminando in questo modo il dilemma del trasporto e riscrivendo le regole della sovranità energetica continentale. Alla guida di fatto del consorzio c'è Petronor, azienda petrolifera del gruppo spagnolo Repsol, una delle dieci principali società petrolifere del mondo, che a Bilbao ha una raffineria enorme dove già oggi produce idrogeno in quantità industriale come sottoprodotto del processo di raffinazione.Articoli più lettiAitor Arzuaga Munsuri, general manager di Alba (la società per l'energia "green" del gruppo Petronor) e presidente del Basque Hydrogen Corridor, il Corridoio basco per l'idrogeno, la mette così: "Se collaboriamo per creare una catena del valore e un ecosistema in cui ci aiutiamo a vicenda, cerchiamo di promuovere progetti e iniziative di innovazione, cerchiamo di mobilitare gli investimenti in infrastrutture, questo cambiamento avviene un po' più velocemente e in modo un po' più integrato in questa regione".È la tesi operativa del BH2C, nato nel 2020 come consorzio tra 124 organizzazioni, 11 istituzioni pubbliche, 56 aziende con ruolo diretto, centri di ricerca e piattaforme industriali. Tutti accomunati da un obiettivo: trasformare una delle regioni a più alta intensità manifatturiera d'Europa in un hub dell'idrogeno verde.SPAIN - NOVEMBER 17: Smoke is emitted from chimneys at Repsol S.A.'s Petronor oil refinery near Bilbao, Spain, on Monday, Nov. 17, 2008. Repsol SA was suspended from trading in Madrid today after El Economista reported that Criteria Caixacorp. SA had reached a ``preliminary'' agreement to sell a 6 percent stake in Spain's biggest oil company to OAO Lukoil. (Photo by Markel Redondo/Bloomberg via Getty Images)Bloomberg/Getty ImagesUna trasformazione economica, di nuovoLa Biscaglia è una provincia della comunità autonoma dei Paesi Baschi, nella Spagna settentrionale. Regione costiera, affaccia sul golfo di Biscaglia vicino alla Francia, che a sua volta identifica quella parte del suo territorio come Guascogna. Nei Paesi Baschi vivono poco più di due milioni di persone, la maggior parte delle quali parla una lingua completamente diversa da quella del resto della Spagna (senza radici indoeuropee) e sta cercando di vivere la sua seconda grande trasformazione economica.È uno territorio industriale storico: tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento lo sfruttamento delle miniere di ferro, l'uso del fiume Nervión e la relativa vicinanza con il Regno Unito hanno portato a un periodo di forte sviluppo del settore siderurgico, sostanzialmente alimentando con il ferro la seconda rivoluzione industriale inglese. Poi, nel secondo dopoguerra, la crisi e, negli anni Novanta, la riconversione del territorio verso un'economia basata su servizi, alta tecnologia, cultura e turismo. Bilbao è diventata il simbolo di questa metamorfosi, rinnovandosi grazie ad architettura avanguardista (come il museo Guggenheim) e diventando un polo per startup e talenti.Articoli più lettiLa regione è anche al centro di importanti progetti di infrastrutture energetiche sostenibili. Ad esempio, è in corso un potenziamento dell'interconnessione elettrica tra Francia e Spagna nel golfo di Biscaglia (capacità prevista fino a 5 GW), sostenuto dalla Banca europea degli investimenti (Bei) con 1,6 miliardi di euro. Alcune aree industriali e minerarie sono state convertite in poli turistici mentre altre, soprattutto nel settore navale e siderurgico, sono obsolete e vengono trasformate. Altre iniziative mirano a trovare strade alternative a quelle della filiera tradizionale dell'energia mantenendola in parte funzionante.Una necessità strutturaleIl punto di partenza non è idealistico, ma strutturale. Settori come la siderurgia, la raffinazione, la produzione di carta e cemento non possono essere decarbonizzati semplicemente elettrificando i processi: i forni elettrici ad arco per produrre acciaio hanno bisogno di temperature che l'elettricità da sola non riesce a raggiungere in modo economicamente conveniente, mentre le reazioni chimiche della raffinazione richiedono un vettore energetico ad alta densità. Quel vettore è l'idrogeno. Nelle sue versioni a basso contenuto di carbonio o prodotto da fonti rinnovabili, è al momento l'unico candidato credibile per decarbonizzare questi settori, che la letteratura tecnica chiama hard-to-abate (cioè le cui emissioni sono difficilissime da ridurre, tagliare). "L'idrogeno – dice Arzuaga – giocherà un ruolo. Quanto è grande questo ruolo? Onestamente, non lo sappiamo. Ma giocherà un ruolo".TOPSHOT - People look at the Maro which was smashed into the rocks in the Bay of Biscay on March 11, 2008, close to Hondarribia. The Maro broke into 3 pieces due to the heavy storm that hit Spain's northern coastline overnight.AFP PHOTO / RAFA RIVAS (Photo by RAFA RIVAS / AFP) (Photo by RAFA RIVAS/AFP via Getty Images)RAFA RIVAS/Getty ImagesI numeri di una scommessaLe proiezioni del BH2C sono molto ottimistiche: prevedono investimenti per oltre 1,5 miliardi di euro nel periodo 2020-2026, con un'ulteriore tranche di oltre 1,5 miliardi nel periodo successivo fino al 2030. In tutto, quarantuno progetti tra tecnologici e applicativi, articolati su sei filiere verticali: produzione di idrogeno rinnovabile e combustibili sintetici, mobilità e logistica, decarbonizzazione degli usi industriali e residenziali, infrastrutture, sviluppo tecnologico e iniziative motore. Il numero più significativo, però, non è quello degli investimenti ma quello delle emissioni: il BH2C stima una riduzione di oltre 1,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica all'anno, equivalente all'impatto di riforestare un paese di medie dimensioni. Riduzione delle emissioni per la produzione, non per il consumo del carburante. Ma sempre riduzioni.Articoli più lettiIl progetto più importante sul lato della produzione è l'installazione di un elettrolizzatore da cento megawatt nella raffineria di Petronor, alimentato da un parco fotovoltaico e da impianti eolici per circa 575 megawatt complessivi, più uno stoccaggio in batterie da 73 megawatt. Due tonnellate all'ora di idrogeno verde da immettere direttamente nel ciclo produttivo della raffineria, sostituendo l'idrogeno convenzionale prodotto oggi da gas naturale. Un impianto pilota da 2,5 megawatt è già operativo nel parco tecnologico di Abanto, a pochi chilometri dal porto di Bilbao.Gli incentivi fiscali per accelerare la trasformazioneLa parte più originale del modello basco non è l'entità degli investimenti, ma la struttura degli incentivi fiscali messa a punto dalla Diputación Foral di Biscaglia. L'autorità fiscale provinciale, che gode di autonomia tributaria rispetto al governo centrale di Madrid, ha introdotto un meccanismo che risolve il problema principale che scoraggia gli investitori industriali: l'incertezza. Chi investe in tecnologie pulite eligibili, come gli elettrolizzatori o gli impianti per combustibili sintetici, ottiene una detrazione fiscale che può essere ceduta a terzi sin dal primo giorno di avvio dell'impianto, indipendentemente dalla redditività del progetto.Arzuaga lo spiega con i numeri reali: "S'mmagini di investire 100 milioni di euro in un impianto di decarbonizzazione che ha i requisiti per ottenere per gli incentivi fiscali. Questo vuol dire una deduzione fiscale del 35%, cioè 35 milioni. Però se non faccio profitti questa deduzione rimane sulla carta, non si materializza. Qui da noi, però, fin dal primo giorno, possiamo vendere questa deduzione fiscale a un'altra società che paga le tasse in Biscaglia, all'80% del suo valore. Quindi io ricevo 28 milioni di deduzioni fiscali in contanti sul conto aziendale, l'altra azienda 7 milioni. Il tutto a fronte di un investimento da 100 milioni in un impianto che è in realtà una scommessa che si potrà realizzare o no solo tra parecchi anni". L'incentivo fiscale riduce drasticamente l'incertezza. Ma riduce anche il denaro che torna ai contribuenti sotto forma di servizi.E non risolve il problema di fondo: se da un lato viene impiegato per decarbonizzare la produzione di carburante, dall'altro non elimina le emissioni quando il carburante viene utilizzato.È un meccanismo che Arzuaga paragona all'Inflation Reduction Act statunitense, con una differenza significativa: la cedibilità immediata elimina il rischio del fattore tempo, che nei grandi investimenti industriali con ritorno a vent'anni o più, è spesso il fattore che blocca la decisione finale.Il peso dell'acciaio e del trasporto (aereo)Nell'acciaio, la sfida più complessa riguarda i forni elettrici ad arco: il BH2C sta sviluppando bruciatori per miscele di idrogeno e ossigeno capaci di operare a livello industriale in quattro impianti metallurgici della regione, puntando a ridurre le emissioni specifiche per tonnellata di acciaio prodotta. Non è l'unico possibile impiego. Sul fronte dei combustibili sintetici, la partnership tra Petronor e la saudita Saudi Aramco ha portato alla progettazione di un impianto dimostrativo per la produzione di e-fuel, partendo da idrogeno rinnovabile e anidride carbonica come materie prime: ottomila litri al giorno di combustibile sintetico per aerei che potrebbe alimentare l'aviazione commerciale, un settore oggi privo di alternative credibili alla kerosene fossile almeno per i prossimi 30 anni.Articoli più lettiTutto questo però presenta alcune difficoltà difficili da superare. Il principale nodo irrisolto dell'idrogeno come vettore energetico è sempre stato il trasporto. Se da un lato rispetto all'energia elettrica la molecola dell'idrogeno è facilmente stoccabile anche per lungo tempo, dall'altro la sua densità energetica volumetrica è molto inferiore rispetto a quella del gas naturale o del petrolio raffinato. Comprimerla, liquefarla o vettorializzarla attraverso composti chimici come l'ammoniaca introduce costi e perdite che ne erodono il vantaggio ambientale. "Meno idrogeno viene trasportato come tale – dice Andrés Galnares cofondatore e CEO di H2Site –, meglio è per l'economia della tua unità. E quindi, questo nome di idrogeno sul posto, o H2Site".Qui infatti entra in scena H2Site, una startup basca nata quindici anni fa dalla ricerca accademica all'interno dell'università locale. La sua tecnologia proprietaria si basa su membrane al palladio capaci di separare idrogeno purissimo direttamente nel punto di consumo, estraendolo da miscele a bassa concentrazione o da ammoniaca senza bisogno di infrastrutture logistiche dedicate. In pratica, la produzione avviene dove serve, eliminando il problema alla radice invece di risolverlo a valle. "Quello che stiamo vendendo – dice Galnares – è semplicemente uno sbocco commerciale garantito per il nostro impianto di produzione di membrane. I reattori e i separatori che vendiamo agli utenti finali saranno, per noi, i canali di assorbimento della nostra linea di fabbricazione di membrane per tutta la loro durata. Sono infatti progettati per durare dai 20 ai 25 anni".BILBAO, SPAIN - APRIL 11: A general view of the players of Athletic Club celebrating their Copa del Rey trophy winners title in the traditional trophy parade along the river with the “Gabarra” at Guggenheim Bilbao on April 11, 2024, in Bilbao, Spain. (Photo by Ricardo Larreina / AFP7 via Getty Images)AFP7/Getty ImagesIl modello basco è replicabile altrove?Il partenariato pubblico-privato che sorregge il Corridoio BH2C è uno dei suoi punti di forza e insieme una delle sue vulnerabilità più discusse. Il regime fiscale basco, con la sua autonomia finanziaria rispetto al governo centrale di Madrid, ha permesso di costruire incentivi specifici che altrove in Europa sarebbero difficili da replicare senza una corrispondente volontà politica sovranazionale.Articoli più lettiCome dice anche Galnares, "L'ecosistema che abbiamo avuto a disposizione per le attività di ricerca e sviluppo è stato di fondamentale importanza. Saremmo stati in grado di fare lo stesso senza il supporto iniziale di Tecnalia? Ne dubito fortemente".Per questo la domanda che viene fatta più spesso durante l'Energy Tech Summit è se il modello sia esportabile in regioni come la Ruhr tedesca, il Nord-est italiano o la Lorena francese, tutte con caratteristiche industriali simili ma con strutture istituzionali diverse. "Siamo troppo piccoli: se siamo anche frammentati – dice Arzuaga – diventiamo irrilevanti. Non c'è un'altra opzione: cooperare o morire. E non possiamo morire perché non vogliamo, quindi collaboriamo".La risposta sembrerebbe essere parzialmente affermativa, anche se condizionata. Ciò che è replicabile è la logica sistemica: unire produzione, stoccaggio, trasporto e usi finali in un unico ecosistema coordinato, evitando la frammentazione in iniziative isolate che raramente raggiungono la massa critica necessaria. Ciò che invece dipende dalla specificità basca è la concentrazione geografica delle infrastrutture esistenti, come la rete di gasdotti e il porto di Bilbao con il suo traffico merci, oltre alla presenza di competenze tecniche consolidate nel settore del gas e della raffinazione.La sovranità energetica si costruisce in laboratorioNon è una curiosità solo giornalistica. Il BH2C, infatti, è ben conosciuto dall'Hydrogen Council, la principale iniziativa di promozione dell'idrogeno come soluzione per la transizione energetica fondata nel 2017 durante il World Economic Forum di Davos. Tanto che il Corridoio viene indicato nei documenti ufficiali del Council come archetipo di riferimento per le Hydrogen Valley di scala locale e media a vocazione industriale. Ma la sua ambizione dichiarata va oltre la decarbonizzazione regionale: costruire un banco di prova per le normative europee sull'idrogeno, dimostrando che il passaggio dai sussidi agli accordi di servizio, cioè il modello che H2Site sta adottando per i propri impianti in-situ, è praticabile su scala industriale senza richiedere investimenti iniziali insostenibili per le imprese acquirenti.In sostanza, la Biscaglia, che ha costruito la sua ricchezza industriale sull'acciaio, sul cemento e sulla raffinazione del petrolio, sta cercando di costruire la prossima generazione della stessa ricchezza su una singola molecola. Una scommessa che vale più di tre miliardi di euro e che ha come premio in palio qualcosa di più grande del bilancio di una regione: dimostrare che la decarbonizzazione dell'industria pesante è possibile mantenendo strutturalmente i cicli industriali esistenti, e quindi gli impianti e l'occupazione. Non un sacrificio da imporre alle economie mature, ma una nuova forma di sovranità energetica da conquistare. Questi, perlomeno, sono i termini della domanda, perché la risposta in realtà è ancora sconosciuta.