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Ultimo aggiornamento: 13:28
Con l’astensione dal lavoro del 15 maggio, la conflittualità in Atm è ormai alle stelle e fuori controllo: uno sciopero al mese, con un totale di quattro scioperi nei primi quattro mesi e mezzo del 2026. Anche lo scorso anno è andata male per i cittadini milanesi — bene invece per l’azienda, che risparmia sui costi del personale e sulle forniture di diesel ed elettricità — con dieci scioperi, quasi uno al mese.
Mancano tra i 300 e i 400 autisti; i salari sono bassi, i turni pesanti ed è sempre più difficile ottenere giorni di ferie. Gli straordinari non si contano più e crescono i comportamenti antisindacali dell’azienda. Dopo l’incidente del Tramlink, si sono accentuate le preoccupazioni per le condizioni di sicurezza e per la manutenzione dei mezzi e della rete. Atm sta progressivamente perdendo i propri connotati industriali di azienda di servizio pubblico.
I costi continuano a crescere e le prospettive economico-finanziarie, come ammette lo stesso sindaco Sala, sono molto gravi. Eppure nessun provvedimento viene assunto dall’azionista nei confronti dei vertici, responsabili di una crisi aziendale che appare sempre più inarrestabile.









