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Secondo l'esame autoptico effettuato sul corpo del 47enne, il decesso sarebbe stato provocato da una serie di concause: il pugno sferrato dal pugile 17enne, l'impatto con l'asfalto e un calcio sferrato da un altro indagato
Una serie brutale di calci e pugni, che insieme alla caduta sono risultati fatali. A causare la morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne deceduto nella notte tra l'11 e il 12 aprile a Massa al termine di una violenta colluttazione avvenuta in piazza Palma, sarebbe stato un insieme di concause. A svelarlo sono i risultati dell'autopsia effettuata sul corpo dell'uomo: i medici hanno riscontrato una pluralità di fattori concorrenti che avrebbero portato alla massiva emorragia cerebrale risultata fatale.
L’uomo si trovava in compagnia del figlio di 11 anni e della compagna quando la situazione è precipitata in una rissa che ha coinvolto cinque giovani, tra cui un diciassettenne e due uomini di 19 e 23 anni successivamente arrestati per omicidio. È questo, in sintesi, il quadro che emerge dalla relazione dell’autopsia depositata alla Procura massese, nella quale il medico legale Francesco Ventura non individua una causa predominante del decesso. Secondo quanto emerso dall'esame autoptico, tra i fattori rilevanti figurano i pugni sferrati da un ragazzo di 17 anni, con esperienza nella boxe, oltre al violento impatto della testa del 47enne sull'asfalto. Infine, un calcio al volto, sferrato da uno degli altri indagati mentre Bongiorni era già a terra. Questi gesti, nel loro insieme, sono stati valutati come le possibili concause del decesso, in attesa di ulteriori approfondimenti per una precisa attribuzione delle singole responsabilità. La relazione ipotizza inoltre che la gravità delle lesioni possa essere stata aggravata proprio dalla caduta rovinosa e dall’urto del capo sull’asfalto, dinamica che avrebbe contribuito in modo determinante al quadro emorragico.







