Dei due moscoviti approdati ai quarti degli Internazionali, uno va in semifinale ma per il rotto della cuffia. Passi per Andrey Rublev, opposto all’ingiocabile numero 1 del mondo: a rischiare di uscire di scena è Daniil Medvedev, anch’egli ex numero 1, ora virtualmente 8, che si fa mettere alle corde da un giovanotto madrileno appena affacciatosi tra i Top 100. Si chiama Martin Landaluce, è un classe 2006 come il già santificato concittadino Rafael Jodar, si è formato nell’Academy di Nadal a Manacor. Ha però un profilo poco nadaliano: aggressivo da fondocampo, colpi piatti, efficace sotto rete, 193 centimetri d’altezza che danno grande leva al servizio e tuttavia non gli impediscono di scattare e di muoversi agevolmente negli spostamenti in avanzamento e laterali. Nel primo set Medvedev non ci capisce nulla e permette a Martin di sviluppare il suo gioco più quadrato che esplosivo (1-6). Nel secondo parziale il trentenne malrasato e stempiato che sembra uscito da “Memorie dal sottosuolo” (chissà se Paolo Nori condivide) strappa il break proprio quando sembra sul punto di crollare (6-4). Il set finale accende il pubblico del Centrale, indeciso su chi dei due sia l’avversario meno ostico per Jannik. Alla fine, tra errori e funambolismi, ad agguantare il pass è il Danil il dostoevskiano (7-5).