Mai fare i conti senza l’oste, soprattutto in uno sport imprevedibile come il basket. Eppure, oggi in Nba, tutti aspettano già. Non le finali di Conference, ancora da definire. Ma direttamente l’ultimo atto verso l’anello: tale è stato lo strapotere di Oklahoma e New York in questi playoff, da rendere impensabile qualunque sovvertimento dei pronostici. Da una parte Shai Gilgeous-Alexander e Chet Holmgren. Dall’altra Jalen Brunson e Karl-Anthony Towns. Ovest contro Est, Grandi pianure contro Grande mela. E soprattutto una bacheca da rimpinguare dopo una storia brillata a singhiozzi: i Thunder campioni in carica contano soltanto il titolo della scorsa stagione; i Knicks due, ma l’ultimo risale al 1973.Parlare di nuovo dualismo della pallacanestro americana è assolutamente prematuro – soprattutto perché New York ha ancora tutto da dimostrare e non centra le Nba Finals da 27 anni. Eppure il ruolino di marcia delle due formazioni fa impressione. Shai e compagni hanno vinto otto partite su otto, eliminando Phoenix e i Lakers di LeBron con uno sweep – come in gergo si chiama una serie chiusa sul 4-0. Se l’anno scorso era stato l’anello della freschezza, all’insegna di un gioco entusiasmante e di un roster giovanissimo, oggi al Paycom Center si aspetta il bis della consapevolezza. Okc ha passeggiato in regular season, chiudendo al primo posto assoluto e con quasi l’80 per cento di vittorie. Ai playoff ha alzato l’intensità con efficacia disarmante: basti pensare che in queste otto gare, i Thunder hanno sempre vinto con almeno cinque punti di scarto – e in sei occasioni con più di dieci. Gilgeous-Alexander viaggia a 33,3 punti di media e la sensazione è che non stia facendo ancora del tutto sul serio.Chet Holmgren schiaccia in faccia a Jalen Brunson durante la partita tra Thunder e Kniks del 29 marzo 2026 (Foto di Nate Billings per AP Photo via LaPresse)Dall’altra parte degli Stati Uniti, i Knicks sono riusciti a fare qualcosa di ancora più notevole. È vero, al primo turno contro Atlanta hanno scherzato col fuoco, perdendo di un punto sia gara-2 sia gara-3. Ma si sono risollevati come nessuno nella storia dei playoff: in dieci gare disputate – 4-2 sugli Hawks e 4-0 contro i Philadelphia 76ers, che avevano eliminato Boston – New York ha registrato un differenziale tra punti segnati e punti subiti di +194. Vale a dire uno scarto medio di quasi 20 punti a partita – nonostante le due citate sconfitte. Il record precedente a questa voce (+171) era stato realizzato dai Golden State Warriors 2016/17: si tratta di una delle squadri più forti del basket moderno, che sulle ali degli Splash brothers – Steph Curry più Klay Thompson, con la speciale partecipazione di Kevin Durant – conquistò l’anello con 16 vittorie e un solo ko. Ecco. Ora i Knicks faranno bene a non montarsi la testa, ma in poche settimane hanno trasformato una big in divenire in un’autentica schiacciasassi: è bastato reinventare Towns da playmaker aggiunto, liberando l’area per le incursioni di Bruson e un’ampia varietà di soluzioni di squadra. E l’euforia del Madison Square Garden è talmente contagiosa che anche in trasferta, durante questi playoff, a New York è sembrato di giocare in casa.Resta soltanto da completare l’opera. Thunder e Knicks si presenteranno alle rispettive finali di Conference con un ulteriore vantaggio nei confronti delle avversarie: nel peggiore dei casi avranno tre partite in meno sulle gambe. E la leggerezza mentale di chi ha tutto il tempo per preparare una serie clou, contro chi invece è stato costretto almeno a una gara-6 di semifinale. Nel momento in cui scriviamo, i San Antonio Spurs da una parte e i Cleveland Cavaliers dall’altra si giocheranno il primo match ball contro Minnesota e Detroit: chiunque la spunti nel barrage, poi sarà chiamato a un’autentica impresa. Che rovinerebbe i piani di chi si pregusta già lo scontro dell’anno. Un po’ di pazienza, per capire se sarà effettivamente così.
Oklahoma-New York è già la finale Nba che tutti aspettano
Più forti, più freschi, più pronti degli avversari: finora Thunder e Knicks hanno dominato questi playoff e saranno favoriti anche nell’ultimo atto delle rispettive Conference. A meno di non tradire delle aspettative ormai legittimate pure dalle statistiche






