“From operating system to intelligence system”. Anche i sistemi operativi degli smartphone si imbarcano in una transizione più profonda rispetto a quella a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni. Con la sensazione sempre più netta che, alla fine, le novità davvero capaci di scuotere il comparto non arriveranno tanto dall’hardware quanto da esperienze utente personalizzate, contestuali e dinamiche orchestrate dall’IA agentica.

A dare il calcio d’inizio sarà Android 17 che, in attesa di essere svelato al prossimo Google I/O, ha assunto contorni sempre più chiari nel corso dell’ultimo Android Show, evento di anteprima di Big G in vista dell’appuntamento del 19 e 20 maggio. Con la prossima versione Google proverà infatti a trasformare lo smartphone in un sistema operativo “agentico”: non più soltanto app e comandi vocali ma una sorta di livello di AI integrato nel codice stesso del sistema operativo, capace di capire il contesto, leggere ciò che appare sullo schermo e agire in autonomia fra servizi diversi. L’obiettivo è evitare all’utente di saltare continuamente da un’app all’altra per copiare dati e informazioni, completando così attività e azioni in relativa autonomia. Sempre, naturalmente, con il via libera finale dell’utente. Al centro c’è Gemini Intelligence, il nuovo framework IA che ridefinisce il ruolo di Android e in qualche modo sottrae Gemini alla semplice corsa ai chatbot per “impastarlo” direttamente nel sistema operativo. Destinato dunque a mutare in profondità.