Si è svolto a Perugia, nella sede della Camera di commercio dell'Umbria, l'incontro "Oltre i confini: vendere in Giappone", una giornata pensata non come il consueto appuntamento sull'export, ma come un esame di realtà per le circa 100 imprese partecipanti, che si sono misurate con un mercato che non compra soltanto il fascino del Made in Italy e non premia chi arriva senza preparazione.

L'iniziativa, promossa da Camera di commercio dell'Umbria, Cna Umbria, Regione Umbria e Sviluppumbria in collaborazione con Ice - Istituto per il commercio estero Camera di commercio dell'Umbria e Agenzia delle dogane e dei monopoli, ha avuto il suo centro nella Country presentation curata da Gianpaolo Bruno, direttore dell'Ufficio Ice Tokyo.

Il lavoro - spiega un comunicato della Camera di commercio - era cominciato il giorno prima dell'incontro pubblico con un faccia a faccia personalizzato tra alcune imprese e Gianpaolo Bruno, costruito sui singoli profili imprenditoriali.

Il punto emerso con maggiore forza è che il Made in Italy apre porte, ma non sostituisce il lavoro necessario per restare sul mercato.

Nell'agroalimentare pesano norme sanitarie, etichettature, allergeni, controlli sui residui, catena del freddo e adeguamento dei materiali.