Il racconto di Andrew Marantz, che per due giorni ha visitato la Baia del Silenzio e dintorni sulle tracce del premier ungherese Péter Magyar

Sestri Levante – “Un edificio in pietra di una magnificenza non curante di sé, costruito nel XV secolo come convento domenicano, su un promontorio affacciato su una baia scintillante. L'ambiente circostante sembrava non impressionare nessuno tranne me”: è questo l’effetto che ha fatto l’ex Convento dell’Annunziata, immerso nella Baia del Silenzio, all’inviato del The New Yorker che sul periodico americano ha descritto con queste parole ciò che l’ha più colpito dei due giorni a Sestri Levante. Vista, infatti, la presenza del premier in pectore ungherese Péter Magyar al Riviera International Film Festival, anche l’attenzione della stampa internazionale per due giorni è stata catalizzata sulla “Ligurian coast” e non solo per raccontare in un ampio reportage l’uomo che ha battuto Viktor Orban alle elezioni.

Per la prima volta in dieci anni della storia del festival ha preso parte al red carpet una figura così di spicco sul piano politico e al centro dell’attenzione mediatica ha preso parte al Riff, dato che all’apertura del festival è stato proiettato il documentario del regista Topolánszky: qui viene raccontata l’ascesa del nuovo premier come quella di “un eroe dell’antichità classica”, ha sottolineato Andrew Marantz nella sua lunga analisi. E Magyar per due giorni, prima di volare a Roma e incontrare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si è goduto l’atmosfera della riviera, accompagnato dal figlio più piccolo. Lo stesso ha fatto anche l’inviato da New York, che è rimasto affascinato dalla bellezza dei luoghi simbolo del festival. Tanto che nel suo racconto, ricco di inserti dal taglio ironico e originale, ha descritto l’atmosfera della conferenza stampa che il premier ha tenuto davanti ai cronisti italiani.