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Depositata oggi la memoria dei legali del cardinale e di altri due imputati. Chiesta la nullità della citazione a giudizio per il comportamento del promotore di giustizia
Nel processo vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato è scontro aperto tra le difese e l’accusa rappresentata dal promotore di giustizia. Oggi, presso la Corte d’appello vaticana, è stata depositata una memoria nell’interesse degli imputati Angelo Becciu, Enrico Crasso e Raffaele Mincione che Il Giornale ha potuto visionare. Gli avvocati hanno chiesto alla corte di dichiarare “la nullità della citazione a giudizio, adottando i provvedimenti conseguenti, nonché, disporre la revoca dell'ordinanza in relazione al termine concesso alle parti per ‘preparare le prove a difesa’”.
Alla scadenza dell’ordine della Corte d’appello vaticana di depositare tutti gli atti che hanno portato alla condanna del cardinale Becciu e degli altri nel promesso di primo grado, il promotore di giustizia ha depositato atti in cui comparivano ancora molti omissis. Una circostanza contestata dai legali nella memoria che Il Giornale ha potuto leggere e in cui i legali hanno evidenziato che il promotore di giustizia “si è rifiutato di ottemperare all’ordine impartito” dalla Corte di depositare tutti gli atti integrali in cancelleria entro il 30 aprile. La memoria contesta le motivazioni addotte dal promotore di giustizia di voler depositare solo gli atti e i documenti dell’indagine ritenuti “pertinenti” e non quelli relativi a profili che “non attengono ai fatti di causa”. L’ufficio dell’accusa vaticana aveva anche parlato di “fatti e situazioni suscettibili, ove divulgati, di esporre a grave pericolo il bene e l’interesse dello Stato”. Un clamoroso ribaltamento delle parti rispetto a quando nel 2021 era stato l’imputato Becciu ad appellarsi a fatti “costituenti segreto politico concernente la sicurezza dello Stato” per le rivelazioni relative alla disponibilità della Santa Sede a pagare un riscatto per una suora rapita. In ogni caso, secondo i difensori del cardinale e degli altri due imputati le motivazioni del promotore di giustizia per non depositare gli atti integrali sarebbero “palesemente contraddette dalle risultanze documentali disponibili in atti”. Tra ciò che non è stato depositato, fanno notare le difese, ci sarebbe anche il materiale proveniente da 31 apparati informatici all’epoca sequestrati a monsignor Alberto Perlasca, il grande accusatore di Becciu.






