(Il Sole 24 Ore Radiocor) - In principio fu il "Salva-Milano", ma sono più d’una le amministrazioni alle prese con deroghe e cavilli quando si tratta di ridisegnare il tessuto urbano. Dove non interviene la legge, infatti, intervengono le sentenze. E dove non ci sono norme adatte si lascia spazio all’ambiguità. La legge urbanistica italiana, d’altra parte, è del 1942. Prima della guerra e pensata per un contesto di espansione urbana di un Paese ancora prevalentemente agricolo. Oggi, dopo quasi 85 anni, siamo un Paese che invecchia e con un patrimonio edilizio che più che espandere spesso andrebbe riutilizzato e ripensato per nuove esigenze. Con la necessità di risparmiare suolo.

Ecco perché, e non solo dai sindaci, si moltiplicano le voci che chiedono una legge che regolamenti e definisca il concetto di “rigenerazione urbana”. Un tema che rilancia anche Miriam Allena, docente di Diritto amministrativo e ambientale e direttrice del Corso di laurea in Transformative Sustainability (LM TS) dell’Università Bocconi: «Il legislatore nazionale si è limitato ad adottare singole norme puntuali relative a profili specifici del riuso e del recupero dell'esistente e, quindi, incentrate su una scala edilizia, non urbana – dice -. Il contenuto concreto delle politiche di rigenerazione è stato così rimesso, in larga misura, alla legislazione regionale e alla pianificazione comunale».