La pm chiede che ad Annalucia Cecere sia contestata anche la “crudeltà”, così da scongiurare il rischio di decorrenza dei termini. “E per i depistaggi di Soracco la pena dev’essere più elevata”

L'identikit dell'assassina fatto realizzare da una testimone e una fototessera di Annalucia Cecere all'epoca del delitto

Genova – Annalucia Cecere uccise Nada Cella non solo per un motivo oggettivamente banale, sebbene nel proprio animo fosse accecata da un odio incontenibile. Ma lo fece anche “con crudeltà”, infierendo sul corpo della vittima ben oltre ciò che si potrebbe collegare a un gesto d’impeto. Per questo, insiste la sostituta procuratrice Gabriella Dotto, la sua condanna va aumentata a valle della contestazione di un’ulteriore aggravante. E parimenti, è di nuovo la linea sostenuta dalla pm, va incrementata la sanzione per i depistaggi a carico del commercialista Marco Soracco, il cui comportamento agli occhi di chi indaga più “sistemico” di quel che restituisce il pronunciamento di primo grado.

Sono i presupposti ai quali s’incardina il ricorso in Appello della Procura contro il verdetto pronunciato il 15 gennaio scorso appunto a carico di Annalucia Cecere, ex insegnante oggi cinquantanovenne, cui sono stati inflitti 24 anni per aver colpito a morte Nada Cella il 6 maggio 1996 a Chiavari.