Non ci sono cani sciolti che stanno trasformando Palermo in Scampia», sostiene un investigatore che conosce molto bene la città. «Piuttosto, siamo di fronte a una nuova generazione di mafiosi che è tornata ad avere metodi violenti». E invita a rileggere l’ultimo provvedimento di fermo emesso dalla procura nei confronti dei 181 boss e gregari, nel febbraio dell’anno scorso. Un mafioso di Partanna Mondello, Giovanni Riccobono, voleva rilanciare la morsa del pizzo sul proprio territorio e diceva: «Mi devo mettere di nuovo il revolver in mano». Il suo compagno di cosca, Gennaro Riccobono, proseguiva: «Facciamogli danno e poi li facciamo correre». Ovvero, spaventiamo i commercianti e saranno loro a presentarsi per “mettersi a posto”. Un dialogo, intercettato dai carabinieri, che offre un’interessante chiave di lettura per interpretare la sequenza di colpi di Kalashnikov che sta terrorizzando i commercianti della zona occidentale della città: è il mandamento di San Lorenzo Tommaso Natale, che ricomprende anche la famiglia di Mondello, di cui facevano parte Cusimano e Riccobono. All’epoca, i due boss oggi in carcere meditavano pure di agire autonomamente: «Ognuno per conto suo».

Caccia ai kalashnikov mai trovati del clan Lo Piccolo. “Uno fu regalato da Angelo Santapaola”