“Non potevo credere ai miei occhi”. Ci sono frasi che si leggono e passano. E poi ci sono quelle che restano, perché dentro hanno il peso di una conquista che agli altri sembrerà minuscola, ma per qualcuno vale quanto scalare una montagna.
Gabe è un ragazzo autistico e non verbale. Il suo modo di stare al mondo è fatto di tentativi silenziosi, di gesti che chiedono uno sforzo enorme per uscire allo scoperto. Accanto a lui, ogni giorno, c’è sua madre, Nicole Gottesmann, che da sempre cerca una strada per offrirgli “maggiore conforto, sicurezza e felicità”.
Poi, come spesso accade nelle storie che cambiano direzione, è arrivato Leo. Un cucciolo di Golden Retriever. Non un terapeuta, ma un cane. Una presenza, di quelle che non chiedono spiegazioni e non hanno bisogno di parole.
Con Leo, qualcosa ha iniziato a muoversi. Gabe si è fatto più attento, più presente, più disposto a restare nel mondo. Piccoli segnali, certo. Ma chi vive certe battaglie sa che i piccoli segnali sono già enormi.
La gita che cambia prospettiva






