ROMA – Parola inglese che identifica il verbo transitivo “sconfiggere” o “sopraffare”, Vanquish è la super GT secondo Aston Martin che introdotta un quarto di secolo fa al Salone di Ginevra, si è affermata come una delle vetture più eleganti e desiderabili del nuovo millennio.

Negli ultimi 25 anni, le tre generazioni della grand tourer inglese hanno acquisito ciascuna lo status d’icona e la prima V12 Vanquish (2001–2007) spinta dal motore 6.0L con 460 Cv di potenza, si distinse sia per la magnifica silhouette, che per gli avanzati contenuti tecnici come il cambio sequenziale con paddle al volante ispirati al mondo della F1, tecnologie drive-by-wire e struttura in alluminio e fibra di carbonio. Proposta anche nelle varianti Vanquish S e Ultimate Edition, la vettura fu l’ultimo modello prodotto a Newport Pagnell prima del trasferimento a Gaydon.

La seconda Vanquish risalente al periodo 2012–2018, marca un ulteriore salto evolutivo attraverso il design ripreso dalla serie speciale Aston Martin One-77 ed una carrozzeria interamente costruita con materiali compositi. La soluzione contribuì ad un alleggerimento del 25% rispetto alla DBS mentre il V12 6.0 aspirato da 565 Cv e 620 Nm, garantiva uno scatto da 0–100 km/h in 4,1 secondi per 295 km/h di velocità massima. La vettura era dotata di freni carboceramici e su richiesta, la configurazione interna poteva essere 2+0 o 2+2. Il modello venne successivamente offerto nelle versioni Volante (cabrio) ed “S”; quest’ultime riversavano su strada – tramite le sole ruote posteriori - fino a 600 Cv. Il pacchetto high-performance era completato da dotazione specifiche quali ammortizzatori e molle più rigide, barre antirollio riviste, splitter anteriore e diffusore posteriore maggiorato.