Il mese scorso, in Svizzera, una mamma inglese di 56 anni ha chiesto e ottenuto suicidio assistito perché in preda a una forte depressione conseguente alla prematura morte di suo figlio: si tratta di una drammatica vicenda che impone qualche riflessione circa la legalizzazione nel nostro Paese della pratica del suicidio assistito.
Se dovessimo scegliere una sola parola per sintetizzare l’incredibile vita di Jordan Peterson, con tutta probabilità quella parola sarebbe «lotta». È stata la lotta a donargli un fardello pesante come la celebrità globale. Psicologo e autore già affermato, tra i più importanti intellettuali partoriti dal Canada in tempi recenti, è divenuto famosissimo grazie alla sua battaglia contro le imposture gender e le mordacchie woke.
Visto il precedente del 2020, ha senso diffidare dell’Oms. Ma quello tra la saggia cautela e la nostalgia canaglia è un confine sottile. Così, sebbene l’agenzia sanitaria continui a ridimensionare l’allarme su Hantavirus - il rischio per la popolazione mondiale, ha ribadito ieri, è «assolutamente basso» - i media e le virostar hanno rispolverato il repertorio dell’epopea Covid: asintomatici, mascherine e vaccini. Tanto che il titolo di Moderna, già schizzato del 10% in Borsa giovedì, ieri è arrivato a guadagnare più del 17%.









