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Ultimo aggiornamento: 9:11

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Alla cerimonia del peso a Valencia, dove l’indomani si sarebbe disputato un match nella categoria dei pesi massimi, la differenza di stazza tra l’italiano Andrea Pesce e lo spagnolo David Andres Romero era impressionante, tutta a vantaggio di quest’ultimo. Pesce è quello che nel gergo pugilistico viene definito un “mestierante” (“ma di lusso“, ci tiene a specificare): un pugile che gira il mondo affrontando avversari quasi sempre più forti e preparati, quindi spesso destinato a perdere. Romano, 41 anni, Pesce ha una famiglia bellissima: una moglie e quattro figli di età compresa tra l’anno e mezzo e i dodici. La sua vita è un incastro millimetrico tra la boxe professionistica, il lavoro notturno come buttafuori e la gestione domestica. “Riesco a essere un padre presente e a dare ai miei figli una vita agiata: scuola privata, vacanze e un bel contesto in cui crescere. Senza il pugilato non potrei permettermelo”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Il cuore e il coraggio di Pesce sono encomiabili, ma il dubbio rimane: certi incontri non sono un rischio per la salute del pugile? Hanno ancora un loro senso sportivo? Intanto Pesce continua a combattere, è tornato sul ring il 26 aprile sempre in Spagna, riuscendo questa volta a vincere.