Due giorni prima dell’inizio del processo che vede contrapposti Elon Musk e Sam Altman in California, il miliardario a capo di Tesla e SpaceX ha sondato Greg Brockman, cofondatore e presidente di OpenAI, per capire se ci fossero margini per raggiungere un accordo. Quando Brockman ha proposto che entrambe le parti ritirassero le rispettive rivendicazioni, Musk ha risposto: “Entro la fine di questa settimana, tu e Sam [Altman] sarete gli uomini più odiati d’America. Se insistete, così sia”.La strategia di Elon MuskIl messaggio – che è stato reso pubblico il 3 maggio dagli avvocati di OpenAI ma che la giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha deciso di non far ascoltare alla giuria – mette in luce quello che potrebbe essere l’obiettivo più ampio di Musk nel processo.Il miliardario sembra intenzionato non solo a portare la giuria dalla propria parte, puntando potenzialmente a rimuovere Brockman e l’amministratore delegato Sam Altman dai loro incarichi, ma anche a far emergere informazioni compromettenti sui due uomini e danneggiare l’immagine pubblica di OpenAI.La testimonianza di BrockmanQuando il 4 maggio Brockman è salito sul banco dei testimoni, l’avvocato di Musk, Steven Molo, ha cominciato quasi subito a interrogarlo in merito ai compensi ricevuti da OpenAI. Brockman ha rivelato che la sua quota nell'azienda di intelligenza artificiale oggi vale oltre 20 miliardi di dollari, e potrebbe arrivare fino a 30. Pur avendo promesso di donare 100mila dollari a OpenAI quando l’organizzazione stava nascendo, il presidente dell'azienda di intelligenza artificiale ha ammesso di non aver mai tenuto fede all’impegno.A partire dal 2015, anno in cui ha contribuito a creare OpenAI, Brockman ha ricoperto diversi incarichi centrali nella società. Inizialmente, la sede de facto della startup era il suo appartamento a San Francisco. Oggi il cofondatore ha un ruolo centrale nel nuovo corso dell'azienda, che si sta concentrando su un numero più limitato di prodotti, come Codex.Nell’ultimo anno Brockman ha anche donato milioni di dollari a Super Pac pro-AI e al presidente statunitense Donald Trump (i Super Pac sono comitati politici che raccolgono fondi per sostenere candidati o iniziative politiche). In passato, aveva sostenuto che l’aumento di queste spese politiche fosse legato alla missione originaria di OpenAI, ovvero creare un’intelligenza artificiale generale capace di portare benefici a tutta l’umanità.In tribunale, Molo ha cercato di sostenere che Brockman e Altman avrebbero di fatto depredato il ramo non a scopo di lucro di OpenAI, finanziato da Musk e creato anche con il suo contributo.Nei suoi primi anni, OpenAI diceva a investitori e dipendenti che le attività non profit avevano la priorità sul profitto. Nella sua testimonianza di lunedì, Brockman ha affermato che i suoi interessi economici personali rimangono subordinati alla missione originaria di OpenAI.Brockman ha poi ammesso di avere una quota significativa del ramo a scopo di lucro istituito da OpenAI nel 2019, a cui sono state trasferite diverse attività della non profit. Nei primi anni dell'azienda, il cofondatore aveva già espresso il desiderio di diventare miliardario. Nel suo diario personale aveva scritto: “Cosa mi farà arrivare a un miliardo di dollari?”Lunedì, Molo ha incalzato Brockman per diversi minuti sull’enorme ricchezza accumulata nel tempo. “Perché non donare quei 29 miliardi di dollari all’organizzazione non profit di OpenAI? Perché non l'ha fatto?”, ha chiesto l'avvocato al presidente di OpenAI. Che per tutta risposta, ha sottolineato come lui e altri nella società abbiano versato “sangue, sudore e lacrime” per far crescere OpenAI negli anni successivi all’addio di Musk.La fondazione non profit di OpenAI detiene una quota di oltre 150 miliardi di dollari nell'azienda, che ne fa una delle organizzazioni non a scopo di lucro più ricche della storia, ha detto Brockman. Nel complesso, i dipendenti di OpenAI detengono circa il 25 per cento delle quote della società, contro il 27 per cento della fondazione. Brockman ha dichiarato che l’organizzazione non profit di OpenAI aveva ricevuto meno di 150 milioni di dollari dai donatori, lasciando intendere che Musk avesse avuto un ruolo marginale nel successo della società e che il vero merito fosse di chi era rimasto.Tuttavia, il valore della partecipazione di Brockman potrebbe superare ampiamente gli attuali 30 miliardi di dollari nel caso in cui OpenAI riuscisse a quotarsi in borsa nei prossimi due anni. Quando gli è stato chiesto se la società sta effettivamente valutando una possibile offerta pubblica iniziale (Ipo), Brockman ha risposto affermativamente.In tribunale, il cofondatore di OpenAI ha poi detto di ritenere che la missione della fondazione avesse conferito una sorta di “superiorità morale” all'organizzazione rispetto ai concorrenti come Google DeepMind. Molo gli ha chiesto più volte se pensasse che le sue azioni, come la scelta di non donare 100mila dollari a OpenAI ma poi ottenere una quota del valore di quasi 30 miliardi di dollari, fossero un segno di "bancarotta morale". Brockman ha risposto di no.L'avvocato di Musk ha anche interrogato Brockman sulla sua lealtà nei confronti di Altman. Alcune email emerse nel caso mostrano che, quando l'azienda stava muovendo i primi passi, Brockman era stato pagato con una quota da 10 milioni di dollari nel family office di Altman (la società che gestiva il suo patrimonio e i suoi investimenti). Brockman ha testimoniato che Musk non ne fu informato subito, ma solo nel 2017.Gli investimenti finiti sotto esameBrockman ha anche dichiarato di aver investito in diverse società che hanno stretto partnership importanti con OpenAI, tra cui Cerebras, CoreWeave e Helion Energy. Mentre gli investimenti di Altman nelle aziende che lavorano con OpenAI sono stati oggetto di un esame approfondito, fin qui i possibili conflitti di interesse del presidente della società avevano ricevuto molta meno attenzione.Rispondendo alle domande degli avvocati di Musk, Brockman è apparso quasi robotico. Finora il presidente di OpenAI ha seguito tutte le udienze del processo. Durante la sua testimonianza di lunedì, Altman era seduto su una panca tra il pubblico, con lo sguardo rivolto verso il pavimento e un’aria piuttosto sconfortata. Durante il controesame, Brockman è però sembrato più vivace e ha sorriso mentre raccontava la sua versione dei fatti e ripercorreva i primi giorni di OpenAI.Secondo la ricostruzione di Brockman, quando Musk lasciò il consiglio di amministrazione di OpenAI minacciò di fondare un laboratorio di AI concorrente all’interno di Tesla. Quando gli è stato chiesto se la casa di auto elettriche avesse mai preso in considerazione l’idea di diventare una non profit, o di rendere la propria tecnologia open source, Brockman ha risposto semplicemente: “No”.Gli avvocati di Musk dovrebbero interrogare di nuovo Brockman il 5 maggio, prima della possibile testimonianza di Shivon Zilis, stretta collaboratrice di Musk e madre di quattro dei suoi figli.Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.