La crisi in Medio Oriente pesa sulla crescita globale, sull'inflazione e sui prezzi delle materie prime, il quadro economico peggiora ma Pirelli chiude il primo trimestre con un utile netto in crescita del 23,3% a 156,8 milioni e un 'ebitda Adjusted in crescita dell'1,4% a 404,4 milioni.
La resilienza del gruppo italiano si fonda, spiega il vicepresidente Marco Tronchetti Provera "sull'high value, con guadagni di quota sia nel car che nel moto" che le rende la miglior profittabilità del suo settore, e su un piano di mitigazione avviato immediatamente, oltre a una gestione finanziaria rigorosa."I ricavi sono affidabili e solidi" sottolinea l'ad Andrea Casaluci, anche se frenati dall'effetto cambi e dal deconsolidamento di Däckia (-1,2% a 1.737,2 milioni).
Il gruppo ha un'esposizione limitata in Medio Oriente, circa l'1% dei ricavi di gruppo e sul fronte industriale, la costruzione della fabbrica in jv in Arabia Saudita "non registra né ritardi né impatti, anche alla luce del suo posizionamento sul Mar Rosso". Questo consente a Pirelli di migliorare leggermente le prospettive per il 2026, assumendo una progressiva normalizzazione del prezzo delle commodity, dell'energia e dei trasporti nella seconda metà dell'anno, con ricavi attesi tra 6,75 e 6,95 miliardi di euro; confermati i volumi in crescita fra +1%/+2%; un price/mix atteso in miglioramento tra +2,5% /+3% (+2% la guidance di febbraio), e un minor impatto cambi e variazione perimetro atteso a -4% / -2%.







