Lorenzo Favini era tra gli Alpini che intervennero a Genova: “Ho aiutato nei soccorsi per alluvioni e terremoti. Ma solo dopo il Morandi ho visto certi sguardi”
Il ricordo e l'incontro con i familiari delle vittime del Ponte Morandi al Memoriale (foto Balostro)
Genova – «Mi è capitato di collaborare ai soccorsi nel 2011 per l’alluvione, per i terremoti nel Centro Italia di cinque anni dopo, perché ci mobilitiamo sempre quando c’è bisogno. Ma il doloroso stupore che ho visto negli occhi delle persone sfollate a Genova, che s’interrogavano sulla strage del Ponte Morandi, è uno stato d’animo che non ho mai riscontrato altrove, pur potendo osservare da vicino altre situazioni drammatiche».
Lorenzo Favini è il responsabile della protezione civile per la sezione genovese dell’Ana, Associazione nazionale alpini. In questi giorni è impegnato nell’allestimento e nel coordinamento dei campi per le tende nella zona di Brignole e interrompe brevemente il proprio lavoro in una giornata particolare. La prima cerimonia pubblica, il primo gesto ufficiale che apre la novantasettesima adunata, va in scena a Certosa, sotto il viadotto San Giorgio e all’interno del Memoriale del Ponte Morandi.
Qui, quando sono le 17 in punto di giovedì, una delegazione di alpini appartenenti a varie sezioni (la più rappresentata dopo Genova è Ivrea) dedica un momento di ricordo ai morti del 14 agosto 2018: le note del Silenzio d’ordinanza sono seguite da un applauso, alla presenza di alcuni familiari delle vittime che si commuovono, preferiscono non commentare e però si abbracciano. Lo fanno sotto gli occhi del consigliere nazionale Ana Maurizio Pinamonti (coordinatore dell’evento genovese), del vicepresidente nazionale Severino Bassanese, del presidente del consiglio regionale Stefano Balleari e di quello del consiglio comunale Claudio Villa, oltre ad altri rappresentanti istituzionali, di maggioranza e d’opposizione.










