La richiesta avanzata dai famigliari del ventunenne che si era tolto la vita in carcere nel dicembre del 2024. Indagati due agenti della polizia penitenziaria per omicidio colposo
L'ingresso del carcere di Marassi (foto Fornetti)
Genova – Se i due agenti della polizia penitenziaria indagati saranno condannati per la morte in carcere di Amir Dhouiou, a risarcire i più stretti famigliari del ventunenne scomparso il 4 dicembre 2024 potrebbe essere il ministero della Giustizia.
A chiederlo, citando il dicastero di via Arenula come responsabile civile, sono stati i genitori di Dhoiou, che ieri sono stati ammessi come parte civile nell’udienza preliminare. Aperta dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pubblico ministero Gabriella Dotto nei confronti di due agenti penitenziari, di 37 e trent’anni, accusati di non aver sorvegliato a dovere il giovane detenuto del carcere di Marassi. Lasciato solo, secondo chi indaga, per 50 minuti, violando le norme sulla frequenza delle ispezioni nella cella di una persona che già aveva tentato gesti autolesionistici. E ignorando il fatto che il mancato funzionamento di una telecamera in cella avrebbe suggerito cautele ancora maggiori. I due agenti, difesi dagli avvocati Eleonora Rocca, Mario Iavicoli e Sergio Musacchio, sono indagati per omicidio colposo.







