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Fondi assegnati ad agricoltori inesistenti. Il ministero vuole chiarezza sui soldi, ora arriva il commissario. Il ruolo della politica: il Pd negò l'emergenza per fini elettorali

A oltre 10 anni dall'epidemia di Xylella, gli ulivi pugliesi si stanno riprendendo da soli e, a poco a poco, tornano a produrre. Per fortuna ci pensa la natura. Perché la gestione dell'emergenza è stata disastrosa: per l'assegnazione dei fondi, per il reimpianto degli alberi - mai avvenuto completamente - per i ritardi (a regia dell'amministrazione Emiliano) sugli interventi quando è scoppiata l'emergenza del batterio.

I soldi pubblici sono finiti ad aziende chiuse, a titolari morti o che non avevano alcun ulivo: pratiche ferme con danni collaterali per chi, invece, ne aveva diritto. La Regione Puglia ha ricevuto ben 230 milioni di euro. Ma dalle verifiche condotte da Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) nel novembre 2025 è emerso che, sui 122 milioni di euro stanziati tra il 2016 e il 2022, circa 18,8 milioni sarebbero stati concessi a beneficiari che non hanno piantato nemmeno un ulivo: 2.500 aziende che avevano cessato l'attività o addirittura chiuso per decesso del beneficiario. In sostanza i milioni destinati alla Regione non avrebbero prodotto risultati né in termini di contenimento del batterio né di reale sostegno agli agricoltori. E già la Corte di giustizia dell'Unione europea condannò nel 2019 l'Italia per non aver attuato piani anti Xylella. Secondo i conti richiamati dal Ministero, risulterebbero inoltre 45 milioni di euro trasferiti e non spesi, neppure impegnati, nel bilancio regionale. Il ministro all'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha da poco chiesto chiarimenti sulla gestione scellerata del denaro. Probabilmente scoperchiando un vaso di Pandora.