"L'uomo che vide il futuro": le Rappresentanze Permanenti d'Italia all'Ocse e all'Unesco hanno celebrato con un evento congiunto a Parigi la Giornata della Ricerca italiana nel Mondo, presentando la produzione Rai "Federico Faggin, l'uomo che vide il futuro", seguita da un incontro-dibattito con il protagonista del documentario.

Rivolgendosi al pubblico riunito nella capitale di Francia, il professore nato a Vicenza nel 1941 ha evocato la sua straordinaria avventura umana e professionale: a cominciare dall'esperienza alla Olivetti, a 19 anni.

''All'Olivetti stetti un anno e qualche mese, ho progettato e costruito per il 60% un piccolo calcolatore elettronico insieme a quattro tecnici che lavoravano per me".

L'inizio di una carriera fuori dal comune che lo porterà fino alla Silicon Valley e non solo, affermandosi come uno dei protagonisti della rivoluzione digitale, noto per aver guidato nel 1970 lo sviluppo del primo microprocessore commerciale.

Il lavoro di Federico Faggin ha contribuito in modo determinante alla diffusione dell'informatica moderna e delle tecnologie alla base della vita digitale contemporanea come il touchpad e il touchscreen. Alla domanda su quale impressione gli faccia vedere tante persone oggi ricurve su telefonini e tablet, malgrado la grande invenzione, Faggin ha risposto: ''Sono utili, ovviamente, ma non è che mi piaccia che le persone spendano troppo tempo sugli schermi. I telefonini sono utili, ma diventarne schiavi no. Questo non mi piace. Pero' bisogna dire che col touchscreen diventano veramente strumenti che possono fare un po' tutto".