L'ex calciatore si è spento in ospedale a Brescia, era malato da tempo, avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni. Fu un genio ribelle del calcio anni Ottanta

Con la maglia della Samp

Genova – “Scusate se insisto, il mio nome è Evaristo”. Era un dio del calcio, anche se nel calcio aveva avuto successi inferiori al suo valore. Un genio ribelle, un talento sempre un po’ traditore. “Non si applica”, avrebbero detto a scuola. Ma che magie vedere le sue giocate, il suo piede vellutato, anche la sua simpatia naturale. Un numero 10 come non ce ne sono più perché dalle scuole calcio in poi oggi te le sradicano quelle attitudini.

Beccalossi con la magia della Samp

Mancherà a tutti Evaristo Beccalossi, per gli amici “il Beck”, che avrebbe compiuto 70 anni il 12 maggio, tra pochi giorni. Ha avuto giusto il tempo di festeggiare l’ultimo scudetto dei suoi nerazzurri e volare in cielo. Si è spento nella notte tra martedì e mercoledì in ospedale a Brescia, dov’era ricoverato da mesi. Era stato colpito da un’emorragia cerebrale nel 2025. Con il Beck se ne va uno dei calciatori simbolo dell’Italia anni Ottanta, quella che aveva il campionato di calcio più bello del mondo e i cui talenti erano personaggi di costume, non solo calciatori. Lui poi, così eccentrico, così “matto”, ironico e naif, rappresentava al meglio quel mondo da rotocalchi e interviste oggi impensabili. Un autentico. Un compagno di avventure per chiunque lo abbia conosciuto.