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6 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 21:22
“Narcotraffico” e “reati associati con armi da fuoco”. Gli Usa puntano il dito contro il governatore di Sinaloa, Rubén Rocha Moya, e altri nove funzionari messicani, e pretendono la loro estradizione in territorio statunitense, oltre a 40 anni di pena. Secondo l’accusa – formalizzata dal procuratore federale Jay Clayton (Distretto Sud di New York) e dall’amministratore Dea Terrance C. Cole – gli imputati erano “associati con il cartello di Sinaloa per distribuire quantità massicce di narcotici negli Stati Uniti”. E non solo. Rocha Moya, 76 anni, membro del Partito “Morena” (lo stesso della presidente socialista Claudia Sheinbaum) sarebbe stato eletto con il favore della gang “Los Chapitos”. “Presuntamente lo hanno aiutato attraverso il sequestro e l’intimidazione dei suoi rivali”, si legge nella nota diffusa il 29 aprile dal Dipartimento di Stato.
Inoltre avrebbe “partecipato a riunioni con i leader del gruppo (“Los Chapitos”, ndr), promettendo protezione e permettendogli di operare con impunità”. Gli accusati – tra loro spunta anche il nome di Dámaso Castro Zaavedra (vice procuratore generale di Sinaloa) – avrebbero “protetto i cartelli da inchieste e arresti”, impiegando addirittura le Forze dell’ordine per “proteggere i carichi di droga. In risposta alle accuse Moya Rocha si è autosospeso “temporaneamente” dal suo incarico, sottoponendosi alle indagini della Procura locale. “Non permetterò che mi usino per danneggiare il movimento”, ha dichiarato il governatore, che su X aveva sottolineato l’assenza di “veridicità” e “fondamento” delle accuse. L’attacco – sostiene Moya Rocha – rientra in una “strategia perversa”, che violenta “l’ordine costituzionale” e la “sovranità nazionale”.








