Il modello educativo dei gloriosi asili infantili di Reggio Emilia che la Principessa del Galles si appresta a visitare, ha avuto quale nume tutelare la pedagogista Carla Rinaldi, scomparsa poco più di un anno fa. La professoressa Rinaldi s’era guadagnata stima e rispetto con infaticabile impegno sul campo portato avanti giorno per giorno. Oggi, in vista dell’illustre visitatrice che sta per constatare di persona il valore paradigmatico di quell’esperienza educativa, torna alla mente un filmato messo a disposizione in rete da «Education Scotland», «national body» impegnato nel supportare l’insegnamento di qualità in Scozia. Una coincidenza che in queste ore risalta quasi come uno scambio ideale tra Regno Unito e Italia. Il video permette di assistere a una conversazione pubblica in lingua inglese, tra Carla Rinaldi e Ger Graus, OBE celebrato specialmente per le sue ricerche sul digital engagement. L’incontro si apriva con un’attestazione di apprezzamento incondizionato per la professoressa Rinaldi che veniva definita una «world leader» in campo educativo. Molte le considerazioni di quest’ultima. È opportuno annotarsele. Per tornarci sopra con l’ attenzione che meritano.

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Alla platea che l’ascoltava in silenzio Carla Rinaldi pacatamente dichiarava: «ognuno di noi è un possibile tesoro. […]E l’etica dell’educazione innanzitutto è riconoscere che ognuno di noi è unico». E che la definizione di sé passa invariabilmente attraverso una operazione necessaria: il rapporto con l’altro. «Reciprocità e interdipendenza», sottolineava la pedagogista. I due valori fondamentali presenti nella sua visione erano il rapporto tra esseri umani e tra l’uomo e l’ambiente. «Siamo natura», diceva sorridendo. Nella relazione con i più piccoli la fiducia veniva considerata e restava sempre quanto di più «squisito ed esclusivo» gli adulti sono in grado di offrire. Imperativi quanto mai pressanti nelle nostre società complesse: «credo che l’etica debba diventare una parola da portare a casa». Una prassi della responsabilità che non si sperde nell’astrazione: «L’etica non è “là”, viceversa, è “qua”. Nel modo in cui apro una porta e dò il benvenuto a una persona, nel modo in cui non spingo se sono in fila». Carla Rinaldi osservava piccoli segnali rivelatori. Alla guida, per esempio, non mettere la freccia quando si svolta le appariva «espressione di quello che stiamo perdendo». Per questo definiva la scuola la sede migliore per praticare l’etica, realizzandola nella quotidianità con il coinvolgimento personale a qualunque livello. «Sfortunatamente educare è anche essere un esempio» precisava. «Questo è duro per noi e ancora di più per i genitori. Ecco perché educare è così difficile. Non basta parlare come sto facendo io adesso. È agire. Etica in atto».