La sovranità digitale non è un esercizio teorico, né un argomento tecnico riservato agli esperti di It, ma “un elemento che riguarda la società nel suo insieme”. È questa la premessa da cui prende forma il “Manifesto per la sovranità digitale e l’autonomia strategica del sistema pubblico” presentato dal CSI Piemonte, che si propone sotto forma di decalogo pratico e operativo, per le pubbliche amministrazioni, le istituzioni e le imprese che vogliono ridurre la dipendenza tecnologica da soggetti esterni all’Unione Europea.

Il tema non è nuovo: da anni in Europa si discute di sovranità digitale. Oggi, lo scenario geopolitico instabile e l’accelerazione impressa dall’intelligenza artificiale sembrano dare nuova spinta al dibattito. Inoltre, come sottolinea Pietro Pacini, direttore generale del CSI Piemonte: “ci siamo accorti che mancava un framework di riferimento: si parlava molto di sovranità digitale, ma senza indicare concretamente cosa fosse e come potesse essere gestita”. Il decalogo è una possibile risposta. Dieci principi che affrontano temi come il controllo delle infrastrutture, gli standard aperti, la riduzione del vendor lock-in, la federazione dei cloud pubblici, la governance dell’intelligenza artificiale e la formazione delle competenze interne alla PA.