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Ultimo aggiornamento: 14:35
Un Francesco letto attraverso il tema, chiave e forse sottovalutato, del rapporto con la proprietà, con i beni, con il potere. Una relazione difficile perché, se è facile liberarsi delle cose materiali, molto più complesso risulta evitare di vivere la verità – e la propria stessa identità, quella di Francesco – come una proprietà. È di questa tensione continua sperimentata dal frate e poi santo al centro del libro Senza nulla proprio. Libertà, cura e proprietà in Francesco d’Assisi scritto da Pietro Maranesi, frate cappuccino, professore di teologia all’Istituto superiore di Scienze religiose di Assisi e docente di Francescanesimo all’Istituto teologico di Assisi e all’università Antonianum di Roma. Un libro che, mentre mette al centro una domanda per tutti noi (Cosa significa essere veramente liberi in un mondo ossessionato dal possesso e dall’ascesa sociale?), sottolinea il carattere profondamente ecologico della “cura di qualcosa che non è mai nostro”.
Lei parte dall’etimologia di “proprio”, legata alla questione del potere.
Esatto, “proprio” vuol dire prossimo a me, tanto da potermici sedere sopra, così da essere mio “possedimento”. Il problema però sta non tanto nelle cose in sé, ma nel rapporto con cui ci poniamo rispetto ad esse, nella modalità con cui le utilizziamo, se diventano strumento perché la vita sia più ricca e condivisa o il fine. Per Francesco il potere ti dà una posizione che ti mette sopra gli altri, ma il punto, di nuovo, è se quella posizione che ti dà il possesso è un modo migliore o no per servire e per fare intorno a te un mondo migliore: questo credo sia la questione fondativa del problema della proprietà.








