Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
6 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:52
Nell’ultima intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, nell’estate 2023, alla domanda finale (“come vorrebbe essere ricordato?”), Evaristo Beccalossi rispose: “Come una persona vera. Ho sbagliato, ho pagato, ma ho sempre vissuto per le emozioni. E se sbagli per questo motivo, è davvero un errore?”. Beck è stato davvero così: un personaggio vero, un calciatore che ha emozionato non solo i tifosi delle squadre in cui ha giocato, in primis ovviamente quelli interisti, ma anche quelli avversari. La classe, l’estro, il piede sinistro sono stati un patrimonio di chi ama il calcio. È stato un fior di giocatore, il Beck, andato via pochi giorni dopo lo scudetto numero 21 della sua Inter e dopo quindici mesi difficili, segnati dal malore del gennaio 2025.
L’Evaristo, con quel nome un po’ così, oggi sarebbe stato il comandante della nazionale: nel suo repertorio c’è tutto quello che manca all’Italia derelitta e fuori dal mondiale per tre volte di fila. Beck, a parte tre presenze nell’Under 21 e quattro con l’Olimpica, rimase fuori dal giro azzurro: tanto per dire le differenze tra allora e adesso. La sua esclusione dai convocati per il mondiale 1982 scatenò le polemiche. Provocò anche il famoso “schiaffo di Alassio”, quando poco prima di salire sull’aereo, destinazione Spagna, una ragazza insultò Enzo Bearzot, lamentando l’assenza di Evaristo nella lista dei ventidue: il ct perse la pazienza e reagì con un ceffone.












