Mattia Villardita ha sette anni quando scopre davvero cos’è un ospedale: il rumore metallico delle flebo, la luce che si accende all’alba e non si spegne mai, il tempo che rallenta fino a diventare qualcos’altro. "Ricordo quel mondo nuovo che si apriva davanti a me e con cui non avevo ancora fatto i conti", racconta oggi. Nato il 16 giugno 1993, sembrava un bambino come tanti. E invece, alla nascita, emergono malformazioni che nessuno aveva previsto: la gamba destra presenta una rara caviglia “a sfera”, che ne modifica forma e stabilità; al braccio destro, una semiparesi del nervo ulnare rende due dita difficili da controllare. Dettagli minuscoli sulla carta, enormi nella vita di un bambino.
VIVERE: Tutte le storie
In tutto sono diciassette le operazioni chirurgiche a cui viene sottoposto, tra l’Ospedale San Paolo, l’Ospedale Pediatrico Gaslini e il Policlinico San Matteo: diciassette volte in cui i medici tentano, intervento dopo intervento, di restituirgli una vita il più possibile libera. Diciassette volte in cui un bambino, poi un ragazzo, deve addormentarsi in una sala operatoria e risvegliarsi in un letto d’ospedale, con il corpo che ricomincia da capo: punti, cateteri, fisioterapia, dolori nuovi che si sommano a quelli vecchi.







