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Ultimo aggiornamento: 17:06

Non è durato nemmeno un anno il governo rumeno sostenuto da liberali e socialisti. Un matrimonio nato per arginare, così come successo anche per le burrascose elezioni Presidenziali del 2024-2025, la sempre più evidente avanzata della formazione eurocritica Alleanza per l’Unione dei Rumeni (Aur) che oggi spera in una nuova opportunità di guidare il governo di Bucarest, dopo che quello guidato dal liberale Ilie Bolojan è stato sfiduciato dal Parlamento con l’approvazione di una mozione di censura con ben 281 voti sui 233 che erano necessari.

Decisivo il voltafaccia degli alleati del Partito Social Democratico (Psd) che hanno votato compatti con le opposizioni per mettere fine a questa esperienza di governo, dopo gli scontri delle ultime settimane, in special modo sulle riforme economiche, che avevano portato anche al ritiro dei ministri del Psd. Le opposizioni hanno accusato il governo di aver aggravato la situazione economica, citando inflazione, rallentamento della crescita e riduzione del potere d’acquisto. Il premier ha definito la mozione “cinica e artificiale”, rivendicando le misure adottate.

Adesso, mentre l’esecutivo rimane in carica per gli affari correnti, si dovrà decidere se andare avanti con un governo di minoranza, col rischio di una prolungata impasse politica, o tornare presto al voto, con gli ultimi sondaggi che danno proprio Aur in netto vantaggio sulle formazioni più moderate, con un tasso di consenso intorno al 34%, i Social Democratici al 23% e i liberali al 18%. Il problema per la formazione nazionalista sarà trovare partiti pronti ad allearsi per raggiungere la maggioranza dei seggi in Parlamento. Ma stavolta, stando almeno alle rilevazioni, rispetto alle passate elezioni il bacino di consensi dal quale attingere è molto più ampio.