Roma, 5 mag. (askanews) – Il fenomeno degli hikikomori in Giappone non è più soltanto l’immagine, ormai entrata nel lessico globale, dell’adolescente o del giovane adulto chiuso nella propria stanza, incapace di affrontare scuola, lavoro e relazioni sociali. E’ sempre più anche una questione di età avanzata, famiglie anziane e reti di sostegno che rischiano di spezzarsi. L’ultimo sondaggio di Kazoku Hikikomori Japan (KHJ), conosciuta anche come Federazione nazionale delle famiglie degli hikikomori, mostra infatti un progressivo invecchiamento delle persone in ritiro sociale e dei familiari che se ne prendono cura.

L’indagine, condotta tra dicembre e gennaio su 280 famiglie con almeno una persona hikikomori, indica che l’età media delle persone in isolamento sociale è salita a 36,9 anni. Nel 2014, quando KHJ realizzò la prima rilevazione, la media era di 33,1 anni. Il dato più allarmante riguarda però la distribuzione per età: il 43,1 per cento degli hikikomori nelle famiglie intervistate ha più di 40 anni e il 12,7 per cento ha 50 anni o più.

Il termine hikikomori indica persone che si ritirano dalla vita sociale per lunghi periodi, spesso restando confinate in casa o nella propria stanza, con rapporti minimi o inesistenti con il mondo esterno. In Giappone il fenomeno è stato a lungo interpretato soprattutto come una crisi giovanile, legata al bullismo scolastico, alla pressione per il successo accademico, alla difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro o a dinamiche familiari complesse. Ma i nuovi dati confermano che, per molti, il ritiro non è una fase transitoria: può durare decenni e trasformarsi in una condizione cronica.