Donald Trump è in difficoltà nei sondaggi. Secondo le rilevazioni di Washington Post-Abc-Ipsos, a sei mesi dalle elezioni di metà mandato, il 66% degli americani non approva la sua gestione dell'Iran contro un 33% che invece lo promuove. Sull'economia, solo il 34% degli interpellati lo promuove, in calo di sette punti. Sull'inflazione può contare solo sul 27% di consensi e sulla gestione del costo della vita sul 23% a fronte di un 76% che lo boccia. In generale il tasso di approvazione del presidente è al 37% rispetto al 39% di febbraio, con il tasso di disapprovazione al 62%, il livello più alto dei suoi due mandati.

Trump lo sa. Nella notte italiana, il presidente americano ha scritto su Truth Social che esaminerà «a breve» il nuovo piano arrivato da Teheran, ma ha subito gelato le aspettative: «Non riesco a immaginare che possa essere accettabile», ha detto, perché gli iraniani «non hanno ancora pagato un prezzo sufficientemente alto per ciò che hanno fatto all’umanità e al mondo negli ultimi 47 anni». La frase è importante non solo per il tono, ma per ciò che rivela: Trump non può limitarsi a valutare un testo negoziale. Deve prima dimostrare che l’Iran è stato punito abbastanza.