Ferruccio Gard - linguaggio forbito, battute taglienti e pallore vampiresco era uno dei “magnifici sette” inviati di “90° Minuto”, trasmissione cult che, negli Anni ’70 e ’80, ci mostrava in anteprima i gol della domenica. Gard, unico ancora in vita tra i volti storici che caratterizzavano il “teatrino” di Paolo Valenti, curava i collegamenti dal Veneto e in particolare da Verona dove, nel 1985, ha raccontato lo scudetto dell’Hellas. Ora, a 85 anni, Ferruccio è in pensione, scrive romanzi e, soprattutto, si dedica al suo grande talento, cioè la pittura: è uno dei pionieri e un punto di riferimento dell’arte programmata cinetica e di quella optical ed espone le sue opere in mezzo mondo.

«Guardi, guardi che vista qui dalla sala: si può ammirare il profilo di San Marco. Dovrebbe vedere che colori quando c’è il tramonto».

Meraviglioso. I colori che attirano di più qui in casa sua, però, sono quelli dei quadri. Ferruccio Gard, sono tutte sue opere?

«Sì, il colore è l’anima dei quadri e della vita. Il colore per me non è colorazione. È produzione, non riproduzione».

Quanti ne ha realizzati, si può fare una stima?