Il grande storico Arnold J. Toynbee ci ha insegnato che le civiltà muoiono per suicidio, non per assassinio. La lezione è stata capita bene a Washington, ma non nella Ue. Si possono fare critiche e obiezioni alla Casa Bianca su fatti specifici, ma il suo rifiuto del suicidio è netto. In Europa no.

Da noi si avversa Trump rifugiandosi in una comoda demonizzazione, parlando di caos e follia. Ma il presidente Usa ha una linea chiara: nel mondo è in corso un confronto titanico in cui l’Occidente rischia di soccombere e dunque occorre reagire con determinazione.

È il filo rosso che spiega tutte le sue mosse. Comprese quelle sull’Iran, dove la cronaca conferma la storia. Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».

Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.