CASARSA - In questo caso non si può parlare nemmeno di imitazione. Tanto meno di libera scelta. E cambia poco il fatto che dal punto di vista strettamente normativo non si sia in presenza di un nodo simile a quello che si presenta nelle aule di una scuola o nelle stanze di un edificio pubblico. Il velo islamico, infatti, non è in alcun modo proibito. A maggior ragione all’aperto. Ma l’episodio registrato ieri a Casarsa fa riflettere da due punti di vista: il grado di integrazione di alcune minoranze figlie delle ondate migratorie e un grado crescente di scollamento tra le famiglie più integraliste e il contesto sociale di riferimento. Una bambina di soli cinque anni, infatti, era accompagnata dalla madre nel suo passeggino. La piccola portava il velo islamico. La madre, apostrofata da un passante, ha risposto usando la lingua araba. Ne è nata una lite al semaforo, calmata solo da alcuni passanti.

In questo caso non siamo nemmeno all’età scolare. La bimba, originaria di un Paese dell’Asia meridionale a maggioranza musulmana, aveva il suo posto in un passeggino. Stava giocando, come tutte le bimbe di quell’età. Si alzava e si sedeva, affiancata dalla madre. La piccola portava l’hijab, il velo che non oscura il volto, ma che copre capelli, nuca e collo. A cinque anni, quando la consapevolezza di se stessi è limitata alle percezioni elementari della vita stessa.