Il celebre ristorante è ancora chiuso, come l’attività degli ormeggiatori: ma quella della ditta che deve mettere in sicurezza la falesia è una corsa contro il tempo. Nel giro di due settimane ricomincia la stagione

Le foto allegate all'ordinanza del Comune di Camogli

Camogli - Si allunga fino a Punta Chiappa, al confine con la zona del ristorante Spadin, l’area interdetta a causa del rischio di caduta massi. Dopo vari sopralluoghi e, soprattutto, dopo che non si è ancora individuato con precisione il punto da cui è caduto il pezzo di roccia da 10 chili, l’amministrazione e il sindaco Giovanni Anelli hanno scelto un atteggiamento molto prudente, chiudendo l’accesso a Punta Chiappa. Nel disagio generale per gli operatori turistici, va detto che il ristorante è ancora chiuso e anche l’attività degli ormeggiatori che portano i diportisti ai gavitelli della baia, non hanno ancora cominciato la stagione. Ma entrambe le attività dovrebbero ripartire nel giro di un paio di settimane.

Per questo, l’impresa che ha avuto l’affidamento per i lavori di risistemazione e messa in sicurezza dovrà correre contro il tempo. C’è la consapevolezza che si deve fare presto. Di certo in questo tratto di costa, ai crolli e agli smottamenti, così come alla quasi annuale sostituzione delle griglie paramassi con atre più nuove e più resistenti, sono tutti abituati. La falesia che passa sulle teste di diportisti e di escursionisti che seguono il tracciato di via San Nicolò fino a Punta Chiappa è quella più grande e più studiata di San Rocco. Come emerso recentemente al congresso Nazionale della Società Geologica Italiana, in Liguria sono almeno cinque le zone a rischio dove il terreno è regredito di oltre 10 metri in un secolo. E quella di San Rocco è appunto una di quelle che fanno più paura. La prima frana avvenne il 30 novembre 1961 a 100 metri di altezza. Si può dire che da quella data in poi la collina non ha mai smesso di muoversi e di franare.