Un post pubblicato sui social per cercare personale si è trasformato in un caso giudiziario. Il tribunale di Trento ha infatti condannato lo chef Paolo Cappuccio per contenuti ritenuti discriminatori diffusi durante una selezione per lavorare in un hotel di Madonna di Campiglio.

I criteri discriminatori

Al centro della vicenda ci sono i requisiti indicati dallo chef per entrare nella sua brigata: niente persone con posizioni politiche comuniste, scarsa propensione alle rivendicazioni sindacali e nessun “problema” legato all’orientamento sessuale. Indicazioni che, secondo il giudice, configurano una selezione basata su criteri discriminatori.

Il post social

I fatti risalgono al 4 luglio dello scorso anno, quando Cappuccio pubblicò su Facebook un annuncio per reclutare chef e pasticceri in vista della stagione invernale. Il contenuto venne ripreso dalla stampa locale e rilanciato anche a livello nazionale, oltre a essere ribadito dallo stesso chef in diverse interviste, tra cui la trasmissione radiofonica La Zanzara e un articolo su Il Giornale.