(di Cinzia Conti) I conflitti non portano certamente benefici al sistema turistico mondiale e sono soprattutto i viaggi luxury a subire i maggiori contraccolpi.

Tra questi vi è il segmento del wedding tourism, anche perché coinvolge un numero di persone molto ampio e, pertanto, situazioni mondiali di insicurezza portano spesso gli sposi a cambiare destinazione od a rinviare l'evento.

"Considerando che il mercato Usa - afferma Massimo Feruzzi, amministratore Unico di JFC e direttore dell'Osservatorio Italiano Destination Wedding Tourism che ha confrontato gli indicatori pre e post avvio del conflitto in Iran in una ricerca che l'ANSA pubblica in anteprima - rappresenta circa 1/3 del valore del Wedding Tourism in Italia, è interessante focalizzare l'attenzione su come il conflitto in Medio Oriente potrà rimodulare tali flussi". Dalla rilevazione emerge che i wedding specialist operanti in questo mercato avevano già previsto, in fase pre-conflitto, una riduzione del fatturato per il 2026 pari al -4,2%. Ma a seguito del conflitto il settore, analizza Jfc, "rischia di perdere il -43,2% di fatturato, passando quindi dagli oltre 486 milioni di euro del 2025 a poco più di 276 milioni nell'anno in corso. Un segmento, quello del wedding tourism americano in Italia, che nel 2025 è stato caratterizzato da 5.102 eventi matrimoniali, generando oltre 353mila arrivi e 1 milione 307 mila presenze turistiche. Tuttavia, nonostante il conflitto, rimane elevato l'interesse per l'Italia da parte degli sposi americani, che cercano soprattutto ville (nel 52,1% dei casi), preferendo Toscana, Puglia e Costiera Amalfitana, con la Sicilia come destinazione in forte crescita". Nel 2025 ogni wedding planner ha organizzato in media 29 matrimoni di propri connazionali.